Berlusconi mette le sue ville a disposizione degli immigrati

30 marzo 2011

 

Autore: Micniosi

Se il momento per Lampedusa è grave (oltre all’arrivo di migliaia di profughi e immigrati oggi c’è stata anche la visita – non meno devastante – del Cavaliere di Arcore) le soluzioni politiche che il governo sta prendendo sono all’altezza di un esecutivo di prestigio internazionale. Il Cavaliere ha promesso che “Lampedusa sarà libera in due giorni” (ricordate il precedente di Napoli?) e che poi assegnerà il Premio Nobel all’Isola. Se non erro è l’Accademia di Svezia a conferirlo ma forse il miliardario ridens se l’è acquistato con i soldi ricavati dalla vendita di Kakà. E sia.

Naturalmente il problema di Lampedusa è un problema italiano e dagli italiani deve essere risolto. Una volta tanto chiediamo che non siano i più disgraziati a pagare (operai, disoccupati, pensionati) ma che la parte più ricca della popolazione faccia la sua parte. Dove mettere tutti questi profughi e immigrati? Ebbene la soluzione è a portata di mano. Niente campi costosi a carico dei contribuenti, niente centri in zone già socialmente precarie. Chiediamo ai ricchi italiani un atto di generosità. Una volta tanto condividano col popolo italiano il disagio, mettano a disposizione le loro ville. E cominci a dare il buon esempio il presidente dell’esecutivo che di ville ne possiede diverse. Sarà davvero uno schiaffo morale a chi parla del premier come di un benefattore interessato.


La rivoluzione secondo Bianciardi: “Tutto ciò che ruota, articola, scivola, incastra, ingrana e sollecita sarà abbandonato”

29 marzo 2011

 

Autore: Generale Lee

No, Tacconi, ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare da ben più lontano, deve cominciare in interiore homine.

Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha.

La rinunzia sarà graduale, iniziando coi meccanismi, che saranno aboliti tutti, dai più complicati ai più semplici, dal calcolatore elettronico allo schiaccianoci.

Tutto ciò che ruota, articola, scivola, incastra, ingrana e sollecita sarà abbandonato.

Poi eviteremo tutte le materie sintetiche, iniziando dalla cosiddetta plastica.

Quindi sarà la volta dei metalli, dalle leghe pesanti e leggere giù giù fino al semplice ferro.

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Lampedusa, da dramma a spot elettorale della Lega

28 marzo 2011

 

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Spiaggia dei conigli

A chi giovano le immagini di Lampedusa? Chi ha permesso che un tale sovraffollamento si verificasse nell’isola più prossima all’Africa? È tutto dovuto alla casualità oppure c’è un piano per mostrare l’assedio di un’isola e di una nazione? Viviamo in un mondo in cui la realtà esiste solo quando viene ritrasmessa dal mezzo televisivo e questo mezzo finisce per veicolare solo immagini unite per montaggio, fiction anche quando riguarda notizie reali, finzione e strumentalizzazione di un brandello di realtà per ottenere un effetto “altro” dall’informare. La logica è antica: nella mia infanzia sentivo vecchi supportare i propri racconti facendo riferimento al principio di autorità: “L’ha detto il comunicato” (il lessico era ancora quello del fascismo e del periodo bellico, ma il senso era evidente: è vero perché l’ha riportato la radio, e la radio, per antonomasia, era la bocca della verità, al pari del prete e del Vangelo). Ora i tempi sono cambiati, le vecchie radio Geloso hanno lasciato il posto a schermi invadenti, ad un’inflazione di immagini ma il rapporto tra superiore (mezzo televisivo) e inferiore (telespettatore) è rimasto invariato, anzi si è maggiormente rinsaldato, al punto di vedere nel medium il deus ex machina, il Moloch che dà dignità di vita e di esistenza. Esiste solo ciò che viene trasmesso, che ha dignità di teletrasmissione. Il resto è anonimo, non accade, non è comunque interessante, non è degno di essere nominato. Abbiamo quindi il dramma giapponese che è dramma fin quando i telegiornali gli dedicano l’apertura, è meno dramma o addirittura non più dramma quando passa a fine telegiornale o quando non è più degno di un servizio. Poco importa se il dramma vero si stia consumando in un nocciolo di una centrale nucleare con possibili conseguenze catastrofiche per milioni di persone. Il nuovo dramma è la Libia (ne conosciamo il dittatore, l’abbiamo visto ricevere il baciamano nientepopodimenno che dal nostro miliardario ridens, quindi esiste ed è probabilmente meno sanguinario di quello che si dice se è tenuto in tanto rispetto dal nostro Cavaliere) e nel dramma della Libia c’è lo sbarco, addirittura l’assedio, di qualche migliaio di profughi tunisini (libici comunque per i media). Tenere a Lampedusa questi profughi è un vero dramma costruito. Mostrarli esasperati, ammassati come animali che reclamano dignità, magari in preda a scatti di rabbia non fa altro che accrescere le paure artatamente create da un partito politico, la Lega, che ha creato la sua forza in una dissennata campagna contro coloro che vengono da altri paesi, più o meno europei che siano.

Ogni immagine dal carnaio di Lampedusa funge da spot elettorale per la Lega: è la palese dimostrazione che si vuol creare il problema per poi far passare l’idea che il paese sia preso d’assalto da milioni di africani che minacciano il nostro decrescente benessere. La realtà è il dramma, la rappresentazione del dramma è propaganda, la propaganda è il sangue che rivitalizza un esecutivo anemico che va avanti a forza di nuovi arrivi (questi sì deplorevoli) e di leggi che poco hanno a che fare con il bene comune del paese. Ma che potenza è l’Italia se è messa in ginocchio da chi vuol creare il problema per poi aizzare la gente contro il problema?

 


In Italia abbiamo già due centrali che nessuno conosce. Ne possiamo creare altre 15

26 marzo 2011

Che bisogna ripensare al nostro sviluppo è una nostra priorità. Questo per il futuro nostro e dei nostri figli.

Purtroppo i nostri governanti e questa classe politica in genere non riesce ad avere pensieri seri e lungimiranti e programmare uno sviluppo  e un futuro a questo paese e ai suoi abitanti.

Non vogliamo utilizzare luoghi comuni ma non possiamo sottrarci da pensieri come quelli che questa casta pensa solo ai propri interessi diretti e ai propri privilegi e non al bene di tutti.

Ora il conservatorismo e la pigrizia mentale dei nostri ancora pensa che il fabbisogno energetico possa essere dato e garantito dalle solite fonti quali petrolio, gas e nucleare.

Il petrolio si trova nei giacimenti dei paesi arabi che sono governati da dittatori o monarchie che i sudditi stanno, per fortuna, rovesciando con grande sacrificio e sofferenza.

Le risorse stanno per finire come questi dittatori.

Il gas ci viene fornito dalla Russia e anche qui è meglio di non parlare del regime e della instabilità di quel paese.

Finora la politica energetica di B. si è retta con le tende da beduino e  le amazzoni di Gheddafi e le cene ad Arcore o in Sardegna con Putin. Ma siamo sicuri che non ci sono (o c’erano) gli interessi privati dietro a queste amicizie?

Ecco poi che i nostri illuminati governanti trovano e scoprono  nel nucleare la fonte in grado di assicurarci un’ indipendenza energetica.

Ma per costruire centrali energetiche occorre, non solo spendere tantissimi soldi che se fossero spesi bene sarebbe sopportato da noi cittadini/sudditi, ma importare una tecnologia vecchia e abbandonata da altri paese come USA e Francia ed esporre il nostro paese a rischi disastrosi come quelli giapponesi.

Come dicevamo,  chi è in grado di assicurarci la sicurezza totale (al 100%) delle centrali nucleari o rischi zero? Siccome un incidente non può essere escluso dalla scienza e dalla statistica, non possono essere esclusi nemmeno danni e  disastri  irreversibili.

Allora quali soluzioni?

C’è una soluzione e una idea nuova e antica: creare e sviluppare una politica energetica intorno alla fonte energetica inesauribile come quella del sole.

Questo sia se parliamo di centrali solari come quella che aveva ideato il prof Giovanni Francia a Sant’Ilario o come quelle ideate da Rubbia o utilizzando il fotovoltaico.

Per le centrali solari non possiamo dimenticare le intuizioni di questo pioniere e genio italiano negli anni ’70 che ideò e mise a punto un sistema di utilizzo del sole e che ora questa idea sta permettendo di creare una mega centrale solare negli USA.

Naturalmente i nostri illuminati governanti hanno abbandonato l’idea e l’unica centrale costruita è abbandonata tra roghi e erbacce.

Per il fotovoltaico si sono prodotte leggi e dati incentivi senza criteri e programmazioni e ora si sta cercando di scoraggiare gli investitori al fine di distruggere le energie rinnovabili a favore del nucleare.

Ma se noi pensiamo che già oggi il comparto del fotovoltaico garantisce in Italia circa 7.500 megawatt di energia l’equivalente da quella prodotta da circa tre centrali nucleari, come non considerare questa fonte in modo serio come stanno facendo i tedeschi?

Questi si sono dati l’obiettivo di arrivare a produrre  50.000 megawatt entro il 2020. Questa è la potenza che potrebbe essere prodotta da 20 centrali nucleari.

In sintesi la Germania coprirà,  entro il 2020, l’80% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili.

Ma i tedeschi hanno dato certezza ai mercati disegnando una curva di incentivi seria e non improvvisata, creato posti di lavoro sia nei comparti delle costruzioni ma anche in quelli della ricerca e programmato un futuro energetico basato su certezze e fonti inesauribili.

Senza contare che il costo per produrre l’energia da fonti rinnovabili dovrebbe nel tempo diminuire con la ricerca di pannelli di nuova generazione (biotecnologie, nanotecnologie ecc) e aumentandone il rendimento.

Queste idee dovrebbero dare vita a programmi seri anche in Italia perchè permetterebbero al nostro paese di creare occupazione e di affrancarci da fonti tradizionali.

La fortuna della Germania è che non hanno una classe politica come la nostra e una corruzione ai limiti di guardia. Ma non hanno nemmeno il sole che abbiamo noi.

Parafrasando Cicerone a proposito di Catilina come noi potremmo dire della nostra classe politica incominciando da B: Quo usque tandem abuteris patientia nostra?   quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?(…) Fino a quando abuserai della nostra pazienza? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire?(…)

Fino a quando non avremo un’opposizione capace di creare un’alternativa seria a B e tutti noi non ci adopereremo per mandare a casa questa gente e non rinnoveremo la classe politica della maggioranza e dell’opposizione?


Frattini a Sarkozy: Abbiamo idee, ci muoviamo, mediamo, facciamo cose, vediamo gente…

25 marzo 2011

La risposta dell’ex-comunista e collaboratore de Il Manifesto a Sarkozy non lascia adito a dubbi: l’Italia sa come risolvere la crisi libica, ha i suoi contatti, le sue idee, i suoi interessi, gli amici giusti al posto giusto, le giuste conoscenze, gli appoggi che contano.

Che vuole il marito della cantante? Che pretende? Vuole visibilità? Vada a Fukushima. La Libia è affar nostro. Perdinci che gliela lasciamo proprio nell’anno in cui cade il centenario dell’occupazione coloniale? Ma stiamo scherzando! Inoltre il titolare dei diritti internazionali sul bunga bunga è un nostro amico, uno che con noi ha un rapporto privilegiato, che sa di poter contare, qualora vinca, sulla nostra disponibilità alla mediazione, alla comprensione, al cristiano perdono, alla remissione dei peccati dietro vendita di indulgenze. Che vuole il discendente dei galli? Vuol farci le scarpe dopo quello che ha imparato dal nostro premier? Ma nemmeno ci pensi! Noi abbiamo idee ma ancora non le esprimiamo. Vogliamo vedere come va a finire e poi sapremo far valere il nostro savoir-faire, la nostra amicizia preziosa.


FIAT voluntas tua (lettera aperta al SuvComandante Marchionne)

25 marzo 2011

Caro, sarei tentato di dire carissimo SuvComandante Marchionne, ti scrive un figlio che frequenta la millesima classe delle elementari, che ha studiato sui libri come uno schiavo può essere libero, come nella schiavitù può esserci un masochistico piacere. Ho guardato con il cuore lacerato come gli operai lasciati soli da chi in teoria dovrebbe rappresentarli (sindacati, politici tutti) abbiano cercato di tener dritta la schiena e la fronte e li ho visti cedere di fronte al ricatto e alle promesse, pensando ai figli, alle mogli, alle rate dei mutui delle case della periferia. Una sconfitta alla quale hanno contribuito gli impiegati (coloro che non sanno che per sentito dire cosa sia la catena di montaggio), i sindacati che usavano la parola SUV come i preti usano la parola vita eterna. Ora, dopo che da più parti si temeva una vera e propria debacle del mondo del lavoro italiano, un’agenzia tedesca batte la notizia che la sede della Fiat o della Fiat Chrysler non sarà a Torino ma a oltreoceano. Fossimo stati la Germania avremmo chiesto ragione del suo comportamento, delle sue strategie, ma siamo in Italia in cui è nota la sudditanza al Potere economico quindi non possiamo far altro che dire: Fiat voluntas tua. Ma questa locuzione, tratta da Vangelo secondo Matteo (sia fatta la tua volontà), se da una parte indica un fatalismo e una rassegnazione, dall’altra la pone in una posizione che dovrebbe farle venire i brividi: un piccolo dio che gestisce un potere che non è nelle sue mani.

Scriveva Pasolini, nella sua Preghiera su commissione, parlando di un uomo praticamente inoffensivo: “Era povero ma non era risparmiatore./ Era puro come un angelo ma non era perbene. / Era infelice e sfruttato ma non aveva speranza. / I’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani; / non solo, ma senza il domani, la coscienza non avrebbe giustificazioni”.


Fukushima mon amour

24 marzo 2011

È incredibile (ma vero) come l’informazione riesca a far diventare “obsolete” le notizie. Ormai ciò che succede nel Giappone (i reattori e il loro misterioso destino) ha ceduto il passo al wargame libico. I sismologhi, gli tsumanomani hanno lasciato il video agli strateghi militari, ai politologi, alle testimonianze degli aviatori di ritorno dai cieli della Libia. Tra pochi giorni del Giappone e di Fukushima non si parlerà più, se non con un certo fastidio. Tempo un mese e sarà come se non fosse successo nulla, come se fosse stata una sequenza di Emmerich, allora la morte di migliaia di persone verrà fagocitata dai meccanismo dello show business, dalle belle gonfie di silicone, dalle vecchie ristuccate da affabili chirurghi, dalle sfilate dei nuovi mostri della politica, dalle nuove morbose cronache di efferati crimini, dal calcio in balia dei miliardi, dalle guerre umanitarie, dai danni collaterali, dagli ammazzati per gioco. E chi parlerà ancora di Fukushima e dei contaminati? Sarà il solito menagramo, il comunista, il primitivista, il nemico del progresso. Tutto fino alla prossima Fukushima, al prossimo tsunami, alla prossima contaminazione positivisticamente impossibile anche quando la realtà ne mostra l’orribile possibilità. Torneranno i soliti opinionisti prezzolati che diranno che chi è contro il nucleare lo è ideologicamente, che i morti provocati dalle centrali sono molti di meno di quelli della mobilità privata, ecc, e per finire: “Sei contro il nucleare perché odi Berlusconi”. Ebbene si, odo quello che dicono Berlusconi e i suoi, e so di certo che non mi posso fidare. Fukushima never.