26 marzo 2012

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Quattro SI affossano il Berlusconismo. Un grande No urlato dagli italiani – Oggi sono fiero di essere italiano

13 giugno 2011

Tante chiacchiere per “normalizzare” il volere degli italiani, per riportarlo all’interno di un ambito berlusconista in cui tutto si trasforma in barzelletta, in scherzo, in cui il volere degli elettori è tenuto in nessuna considerazione. Né può vantare alcunché il Pd che non si è impegnato né nella raccolta delle firme né nell’opera di informazione tra i cittadini, limitandosi, dopo aver fiutato l’aria, a sostenere il SI pochi giorni prima dello svolgimento delle consultazioni. I dati dimostrano che gli italiani sono un popolo che si è stancato di essere strumentalizzato dalle lobbies politiche ed economiche che trattano i beni comuni (salute in primis) come se fossero cosa loro, come se fossero di loro esclusiva competenza. Il popolo italiano ha alzato la testa: ha detto basta allo scempio della politica berlusconiana (il Pd è parte di questa politica) e vuole riappropriarsi del potere decisionale. Questi referendum segnano la fine di un’epoca e l’inizio di un arduo cammino che gli italiani sembrano intenzionati a fare: un cammino in cui i valori dell’uomo contino più dei valori di borsa, delle lobbies del nucleare, delle multinazionali dei servizi idrici, che l’uguaglianza sancita dalla Costituzione Repubblicana non è disponibile e che non può essere violata e bruttata dal primo miliardario di passaggio. Da questi referendum è emerso un NO immenso alla politica berlusconiana e antiberlusconiana. Hanno vinto i movimenti (cattolici, laici, volontari, impegnati nel sociale), a queste nuove forme d’associazionismo spetta il futuro, non al Pdl, non al Pd, non al Fli. Grazie Italia: oggi sono fiero di essere italiano.


Dopo il trionfo di Pisapia e De Magistris si è aperta una seria e severa riflessione nel Pd: “Come è potuto succedere?”

30 maggio 2011

Autore: Fabio Larocca

Ancora inebriati dal successo alle amministrative milanesi e napoletane, un’immagine ha fatto tremare le schiene di tutti gli elettori del centro-sinistra: Pierluigi Bersani e il suo discorso da vincitore sconfitto. Dopo le solite parole di circostanza, saranno i sindaci di tutti i cittadini, il Pierluigi nazionale ha cincischiato nel politichese post-sinistrese, che caratterizza da anni il Pd, sul futuro, sul ruolo di Berlusconi, sul ruolo del Pd, sulle alleanze più o meno sante, sul governo a largo maggioranze, sugli ammiccamenti al centro casiniano e finiano e rutelliano, ecc. ecc.

È stato il discorso di un perdente al traino di candidati non propri, di candidati che spesso si sono costruiti una credibilità fuori, se non contro il Pd. Purtroppo, oltre alle banalità di prassi, non c’è stata nessuna svolta democratica, nessuna presa di distanza da un sistema (berlusconismo) che si è creato ideologicamente nel formale duopolio Pdl-Pd. Il Pd, così come si è delineato, non è un’alternativa a Berlusconi ma una continuazione del berlusconismo dopo aver disarcionato il Cavaliere Inarrestabile. La svolta deve essere epocale. Basta con la politica avulsa dalla gente, con la politica del meno peggio, con il clientelismo, con la divisione dei cittadini tra elettori e fratelli, tra amici degli affari e portatori di voti e di consenso. I cittadini chiedono un cambiamento sostanziale che non si può offrire con una linea di sostanziale continuità con l’incontinuabile. Bisogna rompere con le cordate di potere politico-economico e tornare davvero a pensare alle persone, ad operare per le persone, per i drammi che la crisi sta proponendo con profondità inimmaginabile. L’apparizione di Bersani sui monitor è stata la rassicurazione che nulla cambia, che non sarà certo il Pd il gestire il necessario cambiamento. E i discorsi furbetti nel salottino di Mentana puntano tutti nella direzione di uno status quo inquietante. L’unica speranza è riposta in Pisapia e De Magistris – che non sono creature del Pd –; la loro autonomia dal carrozzone del Pd potrebbe accendere l’interruttore di un modo nuovo di fare politica, senza politicanti, senza affaristi, senza le cordate degli im-prenditori che creano problemi per poi proporre inaccettabili soluzioni. Siate voi il segno di un risveglio democratico nel paese.


Resta vacante il titolo di Nemico Pubblico NUMBER ONE dopo la presunta morte di Osama Bin Laden

3 maggio 2011

L'ultimo italiano ad essersi fregiato del titolo di Nemico publico NUMBER ONE

Inaspettatamente Osama Bin Laden ha perso il titolo di nemico pubblico numero uno: stando alle fonti americane il ricco saudita sarebbe stato ucciso in Pakistan e in poche ore sepolto in mare. Naturalmente Osama Bin Laden è morto almeno altre cinque o sei volte e non si esclude che possa morire ancora sempre che le esigenze della politica interna americana lo esigano. Della vita avventurosa di Bin Laden sappiamo moltissimo: anticomunista, filoamericano, affarista, antiamericano, torricida assassino, rifugiato afgano, terrorista super ricercato e infine il titolo di Nemico pubblico Number One, conservato per ben 10 anni. Nonostante la certezza della morte sia ancora dubbia, la FMNPNU(Federazione Mondiale dei Nemici Pubblici Numero Uno) lo ha dichiarato decaduto. Ora il titolo è vacante. Si avanzano le candidature per la successione. I bookmakers americani hanno già quotato i successori: a 2 vengono dati Mahmud Ahmadinejad, Muammar Gheddafi e Bashar al-Assad, a 3 Fidel Castro (ma le sue quotazioni sono in calo, troppo vecchio), Kim Jong-il, Omar Al-Bashir e Than Shwe, a 4 Robert Mugabe. Non si escludono però colpi di scena di outiser come Lukashenko o qualche altro tirannello euroasiatico. Qualcuno parla anche di un omino piccolo piccolo, piuttosto attempato e sempre più somigliante a Mao, soprattutto per la voracità sessuale.

Nei prossimi giorni si scoprirà il nome del successore. Totò Riina, escluso dalla lista dei papabili, ha fatto sapere che ricorrerà alle vie legali per far valere i suoi titoli.


Sfida all’Ok Pakistan (vignetta)

2 maggio 2011


Il nucleare fa bene: Mutazioni genetiche positive (vignetta)

27 aprile 2011

Mutazioni genetiche


Caro Bersani, basta con le ambiguità. Ci dica la posizione del Pd sui quesiti referendari sul nucleare e sull’acqua. Con acqua e nucleare non si scherza, c’è in ballo la vita delle persone.

26 aprile 2011

Autore: francescorusso

Caro Bersani, da più parti arrivano segnali contrastanti sulle indicazioni che il Pd starebbe dando sui quesiti referendari. È passata quasi in sordina la moratoria berlusconiana sul nucleare e da molte parti del Pd si è percepito un sospiro di sollievo. Si può essere nuclearisti quando si è al governo e antinuclearisti quando si è all’opposizione? Ancora più paradossalmente, si può essere antinuclearisti con la base e nuclearisti con i vertici della Confindustria? Serve chiarezza: il nucleare, l’abbiamo visto con Cernobyl e con Fukushima è pericoloso, molto pericoloso, e chi parla di nucleare sicuro sta mentendo sapendo di mentire. Dia un segno chiaro, prenda una posizione inequivocabile e finiamola con le pantomime parlamentari. Abbia il coraggio di guidare una vera opposizione sulle cose che contano.

Sull’acqua il silenzio e i distinguo sono davvero imbarazzanti. Privatizzare i servizi dell’acqua porta ovunque ad aumenti delle tariffe a fronte di un servizio scadente e nessun investimento. È d’accordo il Pd su questa linea?

Credo che sia venuto il momento di finirla col cerchibottismo, con le ambiguità, con le decisioni che passano sopra la testa degli italiani, sopra gli interessi degli italiani. Se questo è grave per il partito azienda al governo è inaccettabile da chi ancora si definisce di sinistra.

Parliamo chiaro se vogliamo creare un’alternativa credibile, fuori da inciuci e intese più o meno sottobanco.