Chi non fa quello che dico io è irresponsabile e insolente (e a volte ripugnante).

31 gennaio 2011

 

Foto di Ggia

Che l’appello rivolto dal Cavaliere Inarrestabile a Bersani sia fuori tempo massimo è evidente a tutti come era evidente anche a chi l’ha steso che sarebbe stato rimandato al mittente, non perché il Pd abbia remore nell’abbracciare l’Unto dal Signore e sia retto da fini strategie politiche (basti pensare alla barzelletta dei 10.000.000 di firme per chiedere a Berlusconi di dimettersi), ma semplicemente perché i sondaggi cominciano a non sorridere più al miliardario ridens e un’alleanza oggi suonerebbe troppo sgradita anche ai democratici più convinti (un paio di dozzine di elettori). Questa idea era delle gerarchie del Pd ma Berlusconi ha tardato troppo per farla propria e rilanciarla. Ormai, loro malgrado, Bersani, D’Alema, Veltroni & co. debbono rinunciare a questa ipotesi di unità nazionale. Comunque vada, Berlusconi ha raggiunto un obiettivo. Dopo avere aperta la porta al Pd e aver ricevuto un niet a bassa voce ha subito ribadito, con i toni dovuti alla più anglosassone diplomazia, che l’opposizione è irresponsabile e Bersani insolente (Bersani ha osato chiedere le dimissioni del Reuccio di Arcore). Quindi, rovesciando la logica e concludendo l’analisi della giornata possiamo riassumere dicendo: L’opposizione è irresponsabile, non pensa al bene del Paese ed è guidata da un insolente bolscevico. Un tema che potrà essere usato nella prossima campagna elettorale.

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Perché preoccuparsi dei giovani? Fra vent’anni saranno vecchi e, senza mai lavorare, irrealizzati

31 gennaio 2011

 

Foto di Michael Raphael

Il Berlusca è in difficoltà. In Egitto hanno scoperto che la nipote di Mubarack se la fa con B. e si sono incavolati con lo stesso Mubarack. In Italia alcuni pensano che il premier è uno vigoroso se va con una minorenne che potrebbe essere la sua nipote.

La sinistra invece di prepararsi a dare una spallata al Berlusca propone di raccogliere ben 10.000.000, tutte autentificate e in triplice copia. Loro sì che fanno le cose serie!

Questo significa che entro il  2030 l’obiettivo potrebbe essere raggiunto. Berlusconi già trema!

E nel frattempo? Si discute se fare una manifestazione una a favore del premier che raccoglie chi è contro queste toghe che hanno osato fare il loro mestiere e per dimenticare che la compagnia del sig. B sta facendo sprofondare il paese nel fango, nella miseria e nelle illusioni e una contro (diciamolo piano altrimenti il Cavaliere si incavola) che dovrebbe raccogliere i cosiddetti partiti del centro sinistra.

E gli Italiani? Loro si che sono Gagliardi!

Gli intellettuali litigano sulla semantica e non prendono parte alle sofferenze della gente che non arriva alla prima settimana del mese (meglio farsi i cavoli nostri, pensano, altrimenti Mondadori non ci pubblica!).

Gli operai, meno alcuni (la maggior parte dei metalmeccanici), accettano di avere meno democrazia e diritti, e più promesse.

I sindacati preferiscono, in nome di una modernità di cui non capiscono l’essenza e l’urgenza, salvaguardare la propria classe dirigente e in particolare i loro stipendi.

I partiti come il PD fa raccolte di firme e non pensa di mandare a casa la sua vecchia struttura e i vari dirigenti come Bindi, D’Alema, Veltroni (Bersani si è fatto fuori da solo) per proporsi agli italiani come i nuovi per una nuova stagione.

E i giovani e il futuro? Meglio ora non parlare di ricerca, innovazione, ambiente, occupazione e pensioni.

Queste sono cose che se  ne riparla dopo la raccolta di firme (nel 2030).

Nel frattempo i giovani saranno maturati e invecchiati senza mai lavorare.

Noi italiani siamo veramente dei creativi, abbiamo scoperto una nuova categoria di persone: gli irrealizzati.


Papà, da grande voglio fare la escort

30 gennaio 2011

 

Foto di Davide Papalini

Da bambini si sognano mille mestieri da fare una volta cresciuti. Io sognavo di fare il postino, altri i calciatori, altri ancora i medici, gli astronauti, i carpentieri, ecc. I tempi sono un po’ cambiati ed anche i mestieri a cui aspirano i nostri figli: non più carpentieri, medici o postini, oggi sognano di fare le star, le veline, le attrici, le mantenute, i gigolo, i paparazzi, ecc. Pochi giorni fa, un mio amico mi ha sconcertato. Sua figlia quindicenne, non proprio una bambina quindi, gli ha detto che da grande vuole fare la escort, “come quelle che vanno a Arcore”, ha aggiunto. Di fronte al progetto lavorativo della figlia, questo mio amico, ha cercato di tenere a freno il diretto destro doppiato dal sinistro dagli effetti devastanti (citazione da un vecchio match di Nino Benvenuti). Si è calmato, nel frattempo ha pensato al suicidio, a dove avesse sbagliato, a come annientarla, e ha esordito: “Tu vuoi fare la put…a? La mign…a? La zoc…a? La prostituta?”. “Certo papà che sei un gran cafone, io voglio fare la escort per vecchi rimbambiti e pieni di soldi, non la put…a, la mign…a, a zoc…a o la prostituta come dici tu. È un lavoro come un altro ma tu non puoi capire, sei invecchiato lavorando come uno stronzo e adesso a cinquant’anni ti ritrovi in cassa integrazione con un mutuo da pagare e 150 euro sul conto corrente. Sei nato e sei rimasto un miserabile e, fattelo dire, anche un fesso”. Rimasto ammutolito di fronte a tanta determinazione, ha guardato sulle Pagine gialle per cercare una scuola per escort. Ha poi messo una parrucca e un vestito della moglie e si è avviato verso il viale dei viados.


Bossi tra i Mille di Garibaldi

29 gennaio 2011

 

Giuseppe Garibaldi. Foto di Félix Nadar.

Basta sfogliare l’elenco dei Mille garibaldini, redatto a Caprera dallo stesso Giuseppe Garibaldi in data 1° ottobre 1874, e al numero 156 compare Carlo Bossi di Filippo, “nato a Santambrogio Olona il 10 novembre 1840, ivi residente”. Morirà a Ravellino in provincia di Como nel 1892. Fin qui la storia ufficiale. Questo antenato di Umberto Bossi creò qualche problemino all’Eroe dei due Mondi già prima della partenza. Ebbe il nostro Bossi molto da ridire sul colore delle camicie, insistette col Generale per acquistarne una partita di colore verde ma, inascoltato da Garibaldi, cercò in ogni modo di impedire ai volontari meridionali di salire sui due piroscafi, naturalmente senza riuscirvi. Dopo lo sbarco cercò di convincere Garibaldi, Bixio, Nullo e Nievo a desistere dal folle tentativo unitario e caldeggiò l’ipotesi di uno stato repubblicano del meridione: la Terronia, in quanto bagnata dal Tirreno. Il suo discendente non ha fatto altro che riprendere le tesi dell’avo e ingentilirle con un linguaggio più consono ai tempi e cercare di metterle in atto insieme ad alleati dall’indubbio spessore morale e ideologico.

 


Berlusconi e Mubarak: uniti dalla “nipote” e dal destino?

29 gennaio 2011

 

Fonte Agência Brasil [1]

Hosni Mubarak - Foto di Ricardo Stuckert

Il caso, una battuta o una trovata infelice li ha uniti. Una ragazzina si spaccia o la spacciano per nipote del trentennale padrone dell’Egitto. Un signore, al centro dell’ottava decade della vita, che si ritiene padrone dell’Italia, amante di “carne fresca” e di affari salvaguardati abilmente da una maggioranza ad esso devota, si incontra e intrattiene rapporti non proprio platonici con una giovane marocchina. La giovane marocchina, abile a gestire il suo fascino e la sua giovinezza, finisce nelle grinfie della questura di Milano e si guarda bene dal definirsi “nipote di Mubarak”, a questo ci penserà l’arzilletto di Arcore. La notizia arriva sui giornali e si vengono a scoprire particolari raccapriccianti, degni delle più squallide commediacce degli anni Settanta-Ottanta. Quando la magistratura avanza le ipotesi di reato di “concussione” e “prostituzione minorile”, scatta l’ordine di scuderia: negare tutto, negare sempre tutto. Si affida al parco deputati-avvocati la difesa in base ai principi più strampalati del diritto. Si discute di competenze territoriali, di violazione della privacy, della innocenza di festicciole tra vecchi amici. Di fronte all’evidenza dei fatti si estrae dal cilindro, per l’ennesima volta, la “congiura della magistratura politicizzata”, si getta acqua sul fuoco, si cerca di minimizzare mentre il paese ribolle, mentre la crisi strapazza e violenta la popolazione. Forte di una maggioranza risicata, il vecchio di Arcore si arrocca a difesa del proprio privilegio accusando tutti coloro che gli si schierano contro di essere nemici del paese e della democrazia. Argomenti che in circostanze oggettivamente più gravi usa il signore e padrone dell’Egitto, lo zietto della marocchina, per intenderci. Non sappiamo quanto potrà resistere Mubarak, speriamo che capisca che è venuta l’ora di lasciare e la smetta di far massacrare il popolo egiziano e si arrenda alla logica delle cose. Il vecchietto di Arcore sembra essere per il momento determinato a resistere alle richieste insistenti di dimissioni. Vuole forse che si crei un clima egiziano, albanese o tunisino? Che prevalga la ragione e si rassegni a considerare finita la sua stagione politica e cominci a pensare serenamente alla quarta età che incombe. L’Italia non può nemmeno pensare di sopportare eventuali e esiziali scontri di piazza. Dimettersi, in momenti come questi, è segno di statura e responsabilità politica e di dignità personale.

 


Come si fa a ridurre le tasse a chi non le paga?

28 gennaio 2011

 

Autore - User: Orland

I tassi non pagano le tasse. Capito?

Puntualmente da diciassette anni sentiamo ripetere come un mantra: “Bisogna ridurre le tasse”, ridurre le aliquote, ridurre e abolire i balzelli, ecc. Veniamo al dunque. L’abolizione dell’Ici ha finito per essere un vero boomerang per i cittadini che si sono visti ridotti i servizi o aumentati in modo spesso esagerato ed improprio. Inoltre nel federalismo leghista (con rispetto parlando) spunta l’Imu, una tassa sugli immobili. Cambia il nome ma Imu è sinonimo di Ici (e come acronimo è pure lugubre). Ancora un gioco sulle parole: “Abbiamo tolto l’infame Ici”, “Abbiamo soccorso i comuni in difficoltà con l’Imu”. Togliere come estirpare un tumore, reintrodurre la medesima neoplasia ma spacciarla come medicina necessaria. Altra anomalia del sistema fiscale italiano: la stragrande maggioranza delle tasse deriva dal lavoro dipendente mentre solo una parte decisamente inferiore dal lavoro autonomo e dalle aziende. Non ci vuole certo un mago dell’economia per capire dove si annida l’evasione e l’elusione fiscale. Inoltre, effetto dello slogan-mantra?, si sente ripetere anche evasori che bisogna abbassare le imposte, che continuando in questo modo non riescono più a produrre. Domanda. Come si fa ad abbassare le tasse a chi non le paga? Bisogna dargli un incentivo, fare una speciale evasor-card? Senza dimenticare che naturalmente chi non paga le tasse usufruisce dei servizi come tutti gli altri cittadini, anzi, spesso solo questi signori ben ammanicati che saltano le file per visite, ricoveri, ecc.

Ma gli evasori vogliono che diminuiscano le tasse e lo dicono a chiare lettere e senza nemmeno un briciolo di vergogna.


Il silenzio della Chiesa, degli intellettuali e gli sciami delle sciantose

28 gennaio 2011

 

Édouard Manet - Chanteuse de café-concert

In troppi, di questi tempi, si chiedono il perché delle tiepide prese di posizione della Chiesa davanti alle sconcertanti vicende che riguardano i vertici del governo italiano. Per non parlare dell’asservimento di gran parte dei presunti intellettuali, dei loro silenzi, del loro giustificazionismo e del loro rimestare voluttuosamente nella melma in una specie di trash istituzionalizzato. Per cercare di capire – cose sostanzialmente ovvie da secoli – ricorriamo ad alcuni passi di Silone, tratti la La scuola dei dittatori del 1938: «I poeti i monsignori i generali le dame e i loro cavalieri verranno a voi dopo che avete conquistato il potere. Salvo eccezioni, essi vanno al successo come le mosche al miele, o, se preferite, come i topi al formaggio. Democratici sotto il governo democratico, essi sono naturalmente fascisti sotto una dittatura fascista, e comunisti sotto il segno della falce e martello. Potrebbe forse meravigliare l’atteggiamento dei preti, se già i pagani non ci avessero avvertito che la causa dei vincitori è sempre piaciuta agli dèi. La teologia cristiana l’ha più tardi intellettualmente suffragata spiegando che ogni autorità viene da Dio. E in quanto alle dame, si sa che la tenera Venere ha sempre subìto una particolare attrazione per Marte, dio della forza ». Inoltre, mi sia permesso di aggiungere, la Chiesa che riceve soldi pubblici per le scuole cattoliche private potrebbe rivolgersi contro i suoi benefattori? Non diceva forse quell’allegrone del Manzoni, riferendosi a Napoleone: “Fu vera gloria? Ai posteri / l’ardua sentenza: nui / chiniam la fronte al Massimo / Fattor, che volle in lui / del creator suo spirto / più vasta orma stampar”.  Una precisazione: quando il Manzoni parla di Massimo Fattore, non profetizza l’avvento di Massimo D’Alema, ma molto più modestamente si riferisce a Dio.