Elettori di B: pretendo scuse per l’umiliazione subita.

4 novembre 2011

 

Siamo al momento dell’umiliazione. Anche dal nostro sito più e più volte abbiamo denunciato il grave deficit di fiducia che questo eroe dell’italietta aveva  nelle menti e nel cuore dei cittadini del mondo.

Questa sfiducia si è oggi concretizzata e materializzata nella riunione del G 20 dove i “grandi della terra” ci hanno affidato e affiancato dei tutori, specie di balie, come se fossimo degli inetti e inaffidabili.

 In realtà questa è l’immagine che diamo al mondo: gente non affidabile perché abbiamo il nostro rappresentante che non riscuote fiducia in chi deve investire in Italia e nei suoi problemi (leggasi debito pubblico).

Questi tutori, anzi balie (meglio balio visto i difetti del nostro…)  per attempati,  si chiamano FMI e UE.

Che umiliazione vedere i grandi della terra che oggi  facevano salti mortali durante il G20 pur di non farsi vedere a colloquio o fotografati insieme al nostro rappresentante!

 Dico nostro perché non mi rappresenta come singola persona  ma perché rappresenta l’Italia e tutti noi.

Ora però devo dire a tutti coloro che hanno votato B e la sua corte: pretendo scuse da voi tutti perché mi  avete   fatto vergognare di essere italiano e fatto umiliare  facendomi rappresentare da questo signore che per voi è una specie di profeta..

Ma come fate anche voi a non vergognarvi?

Detto questo anche noi, non elettori di questi signori, ci dobbiamo vergognare perché non siamo stati in grado di presentare un alternativa credibile per risollevare le sorti dell’Italia e farci allontanare queste balie.

Siamo un  paese ricco e popolato da persone intelligenti.

Usiamo queste eccellenze e la fantasia per tirarci fuori da questo pantano fatto da un sistema B. e da una opposizione priva di idee e proposte.

Alcune idee le avanzeremo anche noi sia sul piano programmatico che organizzativo. 

Alcune sono state avanzate nel Corriere della Sera di oggi da un certo Giuliano Melani che invita gli italiani a comprarsi il debito pubblico e non farselo comprare da cinesi o altri.

Una proposta dignitosa per chi può.

Anzi dal momento che i nostri imprenditori pensano e auspicano una patrimoniale, li invitiamo a comprarsi i nostri titoli di stato per dare un segno tangibile che amano, come noi, l’Italia.

E’ un modo per dimostrare che i loro soldi non li portano all’estero ma nelle casse dello stato.

 Però ora, per favore, usciamo da questo pantano con un governo diverso e  che allontani questi impresentabili e  che sposti le tassazioni dal lavoro alle rendite e ai patrimoni e  faccia un piano di sviluppo serio per l’Italia, basato sull’ambiente e la sua valorizzazione e le nostre eccellenze.


Ecco i commenti dei nostri amici stranieri:”Berlusconi si deve dimettere immediatamente

27 ottobre 2011

 

L’articolo del Time che fa seguito a quello del Financial Times di qualche giorno fa non è stato ispirato da Bersani.

 

I nostri partner stranieri hanno la concreta paura che l’incapacità dei nostri governanti e la crisi economica e finanziaria dell’Italia possa seriamente contagiare e distruggere l’Europa e l’intera economia occidentale.

 

Per fortuna che ci saranno quei comunisti dei cinesi che metteranno denaro fresco nelle nostre casse e compreranno il nostro debito!

 

Il Time di Londra non usa mezzi termini nel suo editoriale di prima pagina contro il presidente del consiglio italiano:” l’Europa è nauseata da questo clownesco primo ministro la cui noncuranza, irresponsabilità e codardia politica ha tanto esacerbato la crisi attuale”.

 

“L’Italia farebbe bene a disfarsi di Berlusconi”, comincia l’editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale. “Non sono semplicemente delle sue avventure sessuali, dell’ombra della corruzione e della volgarità dei suoi commenti machisti, ad aver fatto perdere la pazienza ai suoi compratioti. E’ la sua totale incapacità, dopo un totale di otto anni al potere, di riformare il corpo politico e mantenere le promesse. La sua incapacità di governare la terza maggiore economia d’Europa ha distrutto la sua credibilità politica e ora pone una minaccia esistenziale a tutti i partner dell’Italia nell’erozona”

 

Il Times ricorda i sorrisini di scherno scambiati tra la Merkel e Sarkozy al summit della UE a proposito dell’impegno di Berlusconi per rimettere in ordine il suo paese: “Quegli sguardi dicono tutto. L’Europa non ne può più di questo pagliaccesco primo ministro, la cui irresponsabilità e codardia politica hanno aggravato l’attuale crisi”. L’italia, prosegue l’articolo, è oggi di conseguenza “sull’orlo del disastro finanziario, e se l’Italia non può essere salvata, non ci sarà salvezza nemmeno per l’euro.”

 

L’editoriale afferma che, senza l’accordo dell’ultimo minuto con Bossi, Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere, il presidente Napoletano avrebbe potuto assegnare un incarico a un governo tecnico ad interim in grado di approvare le urgenti misure necessarie all’Italia e all’Europa. Ma il compromesso tra Berlusconi e Bossi è la “soluzione peggiore”, continua il Times, perché la BCE, senza un calendario di riforme di austerità, non potrà acquistare i titoli di stato italiano nella quantità necessaria a evitare una bancarotta a causa del debito. E gli italiani perderanno tempo con una elezione anticipata senza avere prima risolto i problemi più gravi.

 

E infine…  “ il miglior servizio che il primo ministro italiano potrebbe rendere adesso al proprio paese è dimettersi immediatamente.”

 

Questo è l’articolo.

 

Ma quello che i nostri partner stranieri non riescono a capire è che il sig B non può dare le dimissioni perché prima deve sistemare con leggine ad hoc le sue questioni con la giustizia e la questione della eredità

 

Infine i nostri amici hanno visto che l’opposizione in Italia è composta da partiti costituiti da altrettanti partitini interni (leggi correnti) che sono divisi su tutto e non godono la fiducia degli Italiani?

 

Allora occorre che la maggioranza silenziosa degli italiani che non appartiene a questa casta politica inizino a mettere il cervello e la faccia per salvare la situazione e creare un futuro a questo grande popolo europeo e alle nuove generazioni.


La favola di Patata e del Celtico

26 ottobre 2011

 

C’era una volta un uomo molto ma molto ricco che giocava a dire le bugie e a rubamazzo, che si chiamava Patata.

Era talmente abile a dire fandonie che i suoi cortigiani credevano acriticamente a tutto quello che fabulava.

Viveva, nello stesso periodo, anche un altro strano personaggio che si credeva un celtico e faceva anche credere ai suoi adulatori che i fiumi erano degli dei e  venne soprannominato Celto.

I due per uno strano destino, anche per volontà del dio PO, si incontrarono e iniziarono a vagheggiare strane fantasie come quelle di distruggere il proprio paese che si chiamava, ci sembra, Italia e a togliere ai poveri per dare ai ricchi, cioè a loro stessi e ai propri cortigiani.

 La cosa strana è che giocavano ad accendere fuochi   nei boschi usando strani vestiti e cappelli con le corna e tutti i cortigiani li adoravano come degli dei.

 Nessuno si oppose  anche quelli organizzati e che potevano e che avrebbero dovuto fermarli.

Infatti questi sapevano solo dire” smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”.

 Passò tanto tempo e tutti quelli che non giocavano e non erano organizzati, ed erano la maggior parte, vennero rapinati e si impoverirono.

Alla fine come nella favola che diventa incubo, quel paese di nome Italia si incendiò e venne distrutto.

 Il fuoco distrusse tutto quello che trovò e divenne talmente grande l’incendio che distrusse un insieme di paesi che si chiamava Europa.

 I cortigiani ringraziarono i due eroi.

Quelli che avrebbero dovuto fermare i due, si dice che si presero per mano e continuarono a dire “smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”,senza fare nulla per bloccare l’incendio.


Anche noi ci sentiamo umiliati a causa di B&company. Ma che c’entriamo?

23 ottobre 2011

C’è poco da ridere ma molto da piangere.

Piangere per come ci considerano in Europa e nel mondo, per colpa principalmente di questo B e della sua corte.

In pillole.

La BCE, quindi l’Europa, ci presta i soldi, anzi ci compra i nostri titoli,  per non sprofondare di fronte a un attacco di sfiducia dei mercati, dopo aver ottenuto impegni di riforme e di cambiamenti che B e company hanno sottoscritto.

Non si erano fidati (Francia, Germania e BCE) delle parole di B, ma hanno richiesto degli impegni scritti.

A proposito quando B si impegnava aveva dormito poco dopo una di quelle notti che l’hanno reso famoso nel mondo?

Non solo le parole ma anche gli impegni scritti sono stati disattesi da questo sig B.

Cosa penseremmo noi di un sig a cui corriamo in aiuto con tanti euro e lui non rispetta nessun patto?

A noi ci fa rabbia questo atteggiamento dei “potenti” d’Europa, questi sorrisini  sarcastici e questi comandi a distanza che ci impongono, come italiani, politiche e decisioni che come popolo sovrano dovremmo prendere noi.

Sono lontani i tempi di Prodi che era a capo della commissione Europea e, quindi,  a capo dell’Europa.

Quello che è ingiusto è che noi italiani, tutti noi, a causa di questa classe politica incapace siamo diventati ridicoli e irrisi.

Ma il sarcasmo serve a poco.

Quello che serve è ragionare seriamente per cercare di trovare le soluzioni per uscire da questa soluzione.

Noi tutti abbiamo chiaro di avere un presidente del consiglio impresentabile e inaffidabile e una sua corte che ha come unica preoccupazione quella di coprire le bugie e le malefatte di questo sig B e l’incapacità propositiva di questo governo.

La cosa più grave è che siamo anche consapevoli di avere un’opposizione non in grado di proporsi per sostituire questa maggioranza perché divisa, collusa con questa e vecchia nelle idee e nella classe dirigente.

E’ un sistema maggioranza/opposizione che si giustifica l’uno con l’altra. Cadendo uno cade l’altro

E allora cosa fare?

Occorre creare le condizioni per dare al nostro paese una nuova classe politica in grado di risollevare le sorti del nostro paese, presentarci a testa alta e riacquistare l’orgoglio di essere italiani che prima B e poi l’opposizione ci ha fatto perdere.

Occorre lanciare idee e proposte nuove e non solo piangere su noi stessi.

 Il nostro sito si impegnerà in questa direzione.

Infine una parolina per questo sig Sarkozy. Lo invitiamo a impegnarsi per fugare i dubbi dei mercati sull’indebitamento della Francia e delle sue banche.

Se noi avessimo un governo serio e non giullare potremmo noi dire alla Francia quello che dovrebbe fare per risollevare la sua situazione e non far fallire l’Euro e l’Europa.


Dopo il trionfo di Pisapia e De Magistris si è aperta una seria e severa riflessione nel Pd: “Come è potuto succedere?”

30 maggio 2011

Autore: Fabio Larocca

Ancora inebriati dal successo alle amministrative milanesi e napoletane, un’immagine ha fatto tremare le schiene di tutti gli elettori del centro-sinistra: Pierluigi Bersani e il suo discorso da vincitore sconfitto. Dopo le solite parole di circostanza, saranno i sindaci di tutti i cittadini, il Pierluigi nazionale ha cincischiato nel politichese post-sinistrese, che caratterizza da anni il Pd, sul futuro, sul ruolo di Berlusconi, sul ruolo del Pd, sulle alleanze più o meno sante, sul governo a largo maggioranze, sugli ammiccamenti al centro casiniano e finiano e rutelliano, ecc. ecc.

È stato il discorso di un perdente al traino di candidati non propri, di candidati che spesso si sono costruiti una credibilità fuori, se non contro il Pd. Purtroppo, oltre alle banalità di prassi, non c’è stata nessuna svolta democratica, nessuna presa di distanza da un sistema (berlusconismo) che si è creato ideologicamente nel formale duopolio Pdl-Pd. Il Pd, così come si è delineato, non è un’alternativa a Berlusconi ma una continuazione del berlusconismo dopo aver disarcionato il Cavaliere Inarrestabile. La svolta deve essere epocale. Basta con la politica avulsa dalla gente, con la politica del meno peggio, con il clientelismo, con la divisione dei cittadini tra elettori e fratelli, tra amici degli affari e portatori di voti e di consenso. I cittadini chiedono un cambiamento sostanziale che non si può offrire con una linea di sostanziale continuità con l’incontinuabile. Bisogna rompere con le cordate di potere politico-economico e tornare davvero a pensare alle persone, ad operare per le persone, per i drammi che la crisi sta proponendo con profondità inimmaginabile. L’apparizione di Bersani sui monitor è stata la rassicurazione che nulla cambia, che non sarà certo il Pd il gestire il necessario cambiamento. E i discorsi furbetti nel salottino di Mentana puntano tutti nella direzione di uno status quo inquietante. L’unica speranza è riposta in Pisapia e De Magistris – che non sono creature del Pd –; la loro autonomia dal carrozzone del Pd potrebbe accendere l’interruttore di un modo nuovo di fare politica, senza politicanti, senza affaristi, senza le cordate degli im-prenditori che creano problemi per poi proporre inaccettabili soluzioni. Siate voi il segno di un risveglio democratico nel paese.


L’omino di Arcore ormai parla alle parti basse delle masse (sembra il Rocco di Zelig)

3 aprile 2011

 

Che misure sta indicando?

Mister B. ostenta sicurezza e disinvoltura in ogni occasione: racconta barzellette come neanche Pippo Franco, snocciola volgarità gratuite (ormai parla alle parti basse delle masse), millanta accordi che nessuno ha firmato, arruola deputati di ogni tendenza promettendo ministeri e sottosegretariati, redarguisce gli ex-aennini che si lasciano trascinare dall’ira, dalla foga, dalle piccole vendette romane, incassa le pacche sulle spalle di leghisti che non sanno bene come tenere a freno la base e si sforza di ridere mostrando una dotazione dentaria da miliardario. I problemi si sommano: ogni tentativo di far passare prescrizioni brevi e riforme della giustizia ad personam viene sviscerato, ogni promessa viene smentita il giorno dopo, la ricostruzione aquilana è stata portata a termine ad uso e consumo di Forum, tranne essere smentito clamorosamente dagli aquilani e dai medesimi attori. Promette il Nobel a Lampedusa, un casinò o casino, un ponte che colleghi l’isola con la Sicilia, l’iscrizione della squadra di calcio al campionato di serie A e li onora della sua presenza. Nel frattempo l’Italia insorge contro i campi per immigrati, i governatori leghisti gli lanciano addosso una serie inequivocabile di niet accompagnati da un’eloquente gestualità. Intanto rilancia la quota 330 (il duce di Predappio si limitava all’ossessione della quota 90), millanta accordi internazionali tipo barzellezza c’era una volta un francese, un tedesco, un inglese e un americano… e l’italiano? Bunga bunga paisà! E giù risate da matti. Le gazzette riportano dati sull’evasione che è arrivata al 38% con punte al Sud del 66% e per tutta risposta viene riproposta una nuova versione di un barzelletta sulle donne che vorrebbero o sono andate a letto con Berlusconi. E giù risate da matti. L’altro B (l’hop positore) sta dando la linea all’alternativa inanellando chicche da festa dell’Unità e iperboli degne di Crozza. L’altro, quello dei casinò senza accenti, corteggia Montezemolo: ci manca proprio un uomo della Fiat!


Berlusconi mette le sue ville a disposizione degli immigrati

30 marzo 2011

 

Autore: Micniosi

Se il momento per Lampedusa è grave (oltre all’arrivo di migliaia di profughi e immigrati oggi c’è stata anche la visita – non meno devastante – del Cavaliere di Arcore) le soluzioni politiche che il governo sta prendendo sono all’altezza di un esecutivo di prestigio internazionale. Il Cavaliere ha promesso che “Lampedusa sarà libera in due giorni” (ricordate il precedente di Napoli?) e che poi assegnerà il Premio Nobel all’Isola. Se non erro è l’Accademia di Svezia a conferirlo ma forse il miliardario ridens se l’è acquistato con i soldi ricavati dalla vendita di Kakà. E sia.

Naturalmente il problema di Lampedusa è un problema italiano e dagli italiani deve essere risolto. Una volta tanto chiediamo che non siano i più disgraziati a pagare (operai, disoccupati, pensionati) ma che la parte più ricca della popolazione faccia la sua parte. Dove mettere tutti questi profughi e immigrati? Ebbene la soluzione è a portata di mano. Niente campi costosi a carico dei contribuenti, niente centri in zone già socialmente precarie. Chiediamo ai ricchi italiani un atto di generosità. Una volta tanto condividano col popolo italiano il disagio, mettano a disposizione le loro ville. E cominci a dare il buon esempio il presidente dell’esecutivo che di ville ne possiede diverse. Sarà davvero uno schiaffo morale a chi parla del premier come di un benefattore interessato.