Che bello svegliarci e non avere l’Innominato Presidente del Consiglio

13 novembre 2011

 Finalmente se ne andato. Non lo nominiamo per non dargli importanza! Ma il suo fantasma si aggira per i palazzi del potere. Vorrebbe imporre ancora le sue leggi e le sue regole. Per es.  non vorrebbe  la patrimoniale nell’agenda del nuovo governo perché toccherebbe i suoi interessi o vorrebbe mettere un suo uomo a controllare il nuovo governo o spingere per leggi ad personam.

Allora come risaniamo i nostri debiti? Dopo aver rovinato l’Italia e averci esposti alla vergogna internazionale, ancora spera che quel popolo acefalo che lo ha votato sia disponibile ad accettare le sue barzellette.

 

Come abbiamo spesso scritto la responsabilità di tutto quello che è successo è anche di un’opposizione che non è stata e non è in grado di proporsi come alternativa.

C’è da ricostruire tanto, come c’è da prendere seriamente in considerazione che tutto sta cambiando e che questo capitalismo, con le sue regole, non regge più e che sta crollando.

Per ora va bene Monti. Avanti Monti.

Ma caro professore si ricordi che la maggior parte dei sacrifici li devono fare chi ha possibilità maggiori o non ha mai pagato. Non i soliti noti!

Allora sposti le tassazioni dai redditi alle rendite e ai patrimoni.

Faccia una patrimoniale e faccia magari acquistare i titoli di stato (il nostro debito!) con i soldi della patrimoniale  o con quelli portati irregolarmente in Svizzera .

 Inoltre faccia pulizia dei privilegi di questa classe politica che sta dimostrando di non meritare la fiducia degli Italiani.

Infine incentivi le aziende a innovarsi rendendole competitive con idee nuove e puntando sull’ambiente e l’innovazione.

Dobbiamo ripartire da quello che abbiam, ma rivisto e rinnovato.

Allora rideremo delle sorti di alcuni soloni internazionali come Sarkozy. Noi il calice dell’umiliazione lo stiamo bevendo a causa di Berlusconi e della nostra classe politica ma la Francia ha poco da ridere per i suoi conti e per la sua classe politica.

Ad ognuno il suo e al momento giusto.

Ma oggi godiamoci il fatto di svegliarci e non avere l’Innominato presidente del Consiglio.


Non diamo tempo a Berlusconi di raddoppiare la paghetta

9 novembre 2011

 I mercati ci stanno affossando. Non abbiamo più tempo a disposizione per dimostrare che siamo affidabili come paese. 

Fin quando ci sarà Berlusconi e i suoi devoti,  nessuno in Europa e nel mondo si fiderà di noi. 

Saranno inutili manovre, sacrifici, artifizi, magie e altro perché il problema principale è di fiducia e di affidabilità di questa classe politica al governo e purtroppo all’opposizione. 

Ieri sera a sentire i commenti sulle reti televisive da parte dei vari commentatori mandati dai partiti veniva veramente la nausea. Questi parlavano in politichese di lotte politiche, di partiti che si sfasciavano o si ricomponevano, ma non di cose concrete e importanti per il paese. 

Abbiamo una classe politica inaffidabile e che ha perso i contatti con la realtà.   

Ma occorre fare presto e bene. 

Prima di tutto occorre che Berlusconi e i suoi alzino i tacchi e vengano pensionati. 

Come non avere il sospetto che B. cerchi di prendere tempo per ripresentarsi con i numeri per governare?

Farà quello che sempre ha fatto. 

Riaprirà il portafoglio, raddoppierà la paghetta e coopterà altri “irresponsabili” per governare di nuovo. 

Se si verificasse, sarebbe la fine del nostro paese. Saremmo ridotti alla fame! 

 Occorre non dargli tempo per il bene dell’Italia.

 I mercati hanno un unico linguaggio cioè quello di mandarci a fondo se  non hanno fiducia di noi.

Da subito occorre fare quelle riforme importanti e strutturali prelevando i soldi da chi ce l’ha o l’ha portati all’estero. 

 Occorre onorare gli impegni presi, magari rivederne alcuni  con i nostri partner europei, ma mettere le mani nelle tasche di chi può e non ha mai pagato.

Per questo da subito, da lunedì o martedì occorre che il Presidente della Repubblica chiami una figura che sia in grado di parlare ai mercati e che dia fiducia e affidabilità  e che tutti diano l’apporto necessario per salvare questa barca che sta affondando.

Dopo parleremo di mercato e di prospettive. 

Chi ci ripagherà per la vergogna e per l’umiliazione che come paese dobbiamo subire a causa di questo illusionista?

 

 

 


I mercati hanno paura della pochezza di questo governo e della classe politica e ci stanno affossando. Coraggio Presidente della Repubblica….

1 novembre 2011

 

Il mondo ha paura della pazzia di questa classe dirigente italiana e non si fida di essa.

Parliamoci chiaro: chi potrebbe fidarsi di Berlusconi e del contenuto delle letterine?

L’ANSA del 29 ottobre aveva riportato una fonte internazionale secondo la quale il FMI, l’UE e le banche centrali si stanno consultano per predisporre un “piano di contingenza” in caso di un contagio di Italia e spagna nella crisi economica.

Ora il tonfo di oggi delle borse di – 7% è un indice della sfiducia nell’Italia  e della sua incapacità di ripianare i propri debiti.

Si starebbe studiando, secondo l’ANSA del 29,  un piano di emergenza, una specie di rete di sicurezza per i due paesi che potrebbe richiedere un aumento di capitale.

 Questo dopo i segnali di debolezza dati dal nostro paese la settimana scorsa in borsa in cui l’asta dei Btp ha visto salire del 6% i rendimenti.

Dopo quello che è successo oggi sui mercati non osiamo pensare cosa stanno architettando le massime autorità internazionali!

Questi dati sono  un chiaro segnale di sfiducia nel nostro paese e soprattutto nel suo governo e nella sua classe politica in genere.

Senza essere dei grandi soloni è chiaro che se manca la fiducia, manca la propensione ad investire nel nostro paese.

Siamo consapevoli che è in discussione e in crisi il sistema capitalistico ma noi siamo un problema nel problema.

Possiamo parlare della Grecia quanto vogliamo, ma come ce lo devono dire i mercati che non vogliono Berlusconi come interlocutore perché non si fidano?

Siamo dentro una crisi economica e finanziaria le cui dimensioni e la cui gravità nessuno è in grado di contornare.

 Chi di noi non ha paura del futuro del nostro paese?

Diciamoci chiaramente quello che ci scambiamo nei colloqui quotidiani tra noi cittadini impotenti.

La prima è la rabbia di fronte a questo governo e presidente del consiglio che ha a cuore solo le sue questioni e non è in grado di parlare con i mercati e con gli altri leader europei e mondiali. Ci vergogniamo di avere come rappresentante di tutti noi questo signore irriso e sbeffeggiato.

 La seconda, collegata con questa, è l’incapacità e l’inadeguatezza di questo governo di fronte a questa crisi.

L’incapacità di proporre alcune cose concrete, fattibile e eque al mercato e all’UE che possano ridurre il debito e dare risposte all’innovazione, alla disoccupazione e allo sviluppo.

Se non c’è innovazione, non si riduce il debito pubblico perché le nostre aziende non sono competitive e non riescono a stare sul mercato. Occorre fare un grande piano di sviluppo sull’ambiente e sulle energie rinnovabili.

La terza è quella di reperire risorse per la riduzione del debito e per l’innovazione a) togliendo i privilegi di questa classe politica individuata nella sua interezza sistemica cioè  dai parlamentari nazionali e regionali ma anche fatta fa associazioni di categoria e mondo sindacale, b) spostare le tassazioni dal lavoro ai patrimoni e alle rendite.

La quarta è l’inadeguatezza dell’opposizione  nel presentarsi come un’alternativa credibile a questo governo; sono e siamo stufi di questi balletti e continue risse. Occorre una nuova opposizione.

Questo richiede a tutti noi uno sforzo straordinario di partecipazione e idee nuove per cambiare complessivamente questa classe politica logora, vecchia, troppo compromessa e viziata e sostituirla con una   capace soprattutto di servire il paese con progetti, metodi e spirito nuovo.

 

Comunque oggi abbiamo una emergenza da affrontare immediatamente per dare un segnale forte ai mercati, un atto di coraggio da parte di deputati e senatori veramente responsabili (non alla Scilipoti) che lascino Berlusconi alle sue barzellette e ai suoi interessi per un governo di emergenza.

Ci dicono le agenzie di stampa  che Napolitano è preoccupato. Noi lo siamo con lui.

Ma forza Sig Presidente, usi la sua autorevolezza e anche la sua autorità per mettere insieme le forze migliore del paese e questa classe politica incapace per tamponare l’esistente  e salvarci da questo uragano che sta arrivando. Tolga il governo dalle mani di questo signore e lo affidi a una personalità in grado di parlare ai mercati, all’UE e al mondo. Avrà delle critiche, ma la storia e tutti noi Le saremo riconoscenti.

 

 

 


La favola di Patata e del Celtico

26 ottobre 2011

 

C’era una volta un uomo molto ma molto ricco che giocava a dire le bugie e a rubamazzo, che si chiamava Patata.

Era talmente abile a dire fandonie che i suoi cortigiani credevano acriticamente a tutto quello che fabulava.

Viveva, nello stesso periodo, anche un altro strano personaggio che si credeva un celtico e faceva anche credere ai suoi adulatori che i fiumi erano degli dei e  venne soprannominato Celto.

I due per uno strano destino, anche per volontà del dio PO, si incontrarono e iniziarono a vagheggiare strane fantasie come quelle di distruggere il proprio paese che si chiamava, ci sembra, Italia e a togliere ai poveri per dare ai ricchi, cioè a loro stessi e ai propri cortigiani.

 La cosa strana è che giocavano ad accendere fuochi   nei boschi usando strani vestiti e cappelli con le corna e tutti i cortigiani li adoravano come degli dei.

 Nessuno si oppose  anche quelli organizzati e che potevano e che avrebbero dovuto fermarli.

Infatti questi sapevano solo dire” smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”.

 Passò tanto tempo e tutti quelli che non giocavano e non erano organizzati, ed erano la maggior parte, vennero rapinati e si impoverirono.

Alla fine come nella favola che diventa incubo, quel paese di nome Italia si incendiò e venne distrutto.

 Il fuoco distrusse tutto quello che trovò e divenne talmente grande l’incendio che distrusse un insieme di paesi che si chiamava Europa.

 I cortigiani ringraziarono i due eroi.

Quelli che avrebbero dovuto fermare i due, si dice che si presero per mano e continuarono a dire “smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”,senza fare nulla per bloccare l’incendio.


Libia? Giappone? Crisi economica? Disoccupazione e povertà? Trovata la ricetta. Modifichiamo la legge Bassanini, nominiamo sottosegretari tutti i responsabili (bella questa battuta) e si risolverà tutto.

24 marzo 2011

C’è la guerra in Libia (ma noi la chiamiamo “missione di pace” o “umanitaria”), c’è in corso il disastro nucleare in Giappone (ma noi lo chiamiamo “onda emotiva”), c’è in corso una crisi economica dall’impatto devastante (ma noi la chiamiamo “lenta ripresa”), ci sono milioni di disoccupati sull’orlo della disperazione (ma noi li chiamiamo “liberi sul mercato del lavoro”), ci sono milioni di italiani che hanno un reddito inferiore a 300 euro al mese (ma noi li chiamiamo “ricchi dentro” o “diversamente ricchi”) ma cosa vanno a pensare i nostri governanti? A stravolgere la giustizia, a sistemare i nuovi arrivati in maggioranza in ministeri e sottosegretariati col candore di chi è conscio di farcela sempre e comunque, perché il popolo dorme e produce in sogno e si lascia cullare dalle favole delle tivù del padrone. Umberto Eco, nel suo Baudolino, parlava di miele verde che illudeva gli uomini in catene di essere liberi e felici. Il miele verde viene oggi dall’etere, dalla spoliazione quotidiana della realtà, dalla solitudine esistenziale provocata dall’abbaglio virtuale.

L’antivigilia dello scorso Natale, col tono ecumenico di chi ha a cuore le sorti del paese, vantando una responsabilità da missione divina, l’omino di Arcore diceva: «Non abbiamo nemmeno promesso cariche di governo. Si sono liberati posti in seguito all’uscita di Fli, ci sono 12-13 posti da assegnare ma nemmeno uno di questi posti verrà assegnato a coloro che per convinzione hanno dato supporto alla maggioranza in sostituzione di altri». Una dichiarazione impegnativa e solenne. Poi viene fatto ministro Romano e solo grazie alla freddezza del Colle si sono evitate infornate di sottosegretari responsabili (e poi l’Italia non sarebbe il paese delle freddure?), ma per aggirare l’ostacolo frapposto da Napolitano ecco che spunta un disegno di legge per modificare la legge Bassanini, per aumentare il numero di ministri e sottosegretari. Non aspettava di meglio l’Italia in questa situazione. Una bella infornata di sottosegretari dalla limpida e coerente militanza politica, nient’affatto attratti dal potere ma che accettano per il bene nostro e di tutta la santa chiesa. Amen.