I mercati hanno paura della pochezza di questo governo e della classe politica e ci stanno affossando. Coraggio Presidente della Repubblica….

1 novembre 2011

 

Il mondo ha paura della pazzia di questa classe dirigente italiana e non si fida di essa.

Parliamoci chiaro: chi potrebbe fidarsi di Berlusconi e del contenuto delle letterine?

L’ANSA del 29 ottobre aveva riportato una fonte internazionale secondo la quale il FMI, l’UE e le banche centrali si stanno consultano per predisporre un “piano di contingenza” in caso di un contagio di Italia e spagna nella crisi economica.

Ora il tonfo di oggi delle borse di – 7% è un indice della sfiducia nell’Italia  e della sua incapacità di ripianare i propri debiti.

Si starebbe studiando, secondo l’ANSA del 29,  un piano di emergenza, una specie di rete di sicurezza per i due paesi che potrebbe richiedere un aumento di capitale.

 Questo dopo i segnali di debolezza dati dal nostro paese la settimana scorsa in borsa in cui l’asta dei Btp ha visto salire del 6% i rendimenti.

Dopo quello che è successo oggi sui mercati non osiamo pensare cosa stanno architettando le massime autorità internazionali!

Questi dati sono  un chiaro segnale di sfiducia nel nostro paese e soprattutto nel suo governo e nella sua classe politica in genere.

Senza essere dei grandi soloni è chiaro che se manca la fiducia, manca la propensione ad investire nel nostro paese.

Siamo consapevoli che è in discussione e in crisi il sistema capitalistico ma noi siamo un problema nel problema.

Possiamo parlare della Grecia quanto vogliamo, ma come ce lo devono dire i mercati che non vogliono Berlusconi come interlocutore perché non si fidano?

Siamo dentro una crisi economica e finanziaria le cui dimensioni e la cui gravità nessuno è in grado di contornare.

 Chi di noi non ha paura del futuro del nostro paese?

Diciamoci chiaramente quello che ci scambiamo nei colloqui quotidiani tra noi cittadini impotenti.

La prima è la rabbia di fronte a questo governo e presidente del consiglio che ha a cuore solo le sue questioni e non è in grado di parlare con i mercati e con gli altri leader europei e mondiali. Ci vergogniamo di avere come rappresentante di tutti noi questo signore irriso e sbeffeggiato.

 La seconda, collegata con questa, è l’incapacità e l’inadeguatezza di questo governo di fronte a questa crisi.

L’incapacità di proporre alcune cose concrete, fattibile e eque al mercato e all’UE che possano ridurre il debito e dare risposte all’innovazione, alla disoccupazione e allo sviluppo.

Se non c’è innovazione, non si riduce il debito pubblico perché le nostre aziende non sono competitive e non riescono a stare sul mercato. Occorre fare un grande piano di sviluppo sull’ambiente e sulle energie rinnovabili.

La terza è quella di reperire risorse per la riduzione del debito e per l’innovazione a) togliendo i privilegi di questa classe politica individuata nella sua interezza sistemica cioè  dai parlamentari nazionali e regionali ma anche fatta fa associazioni di categoria e mondo sindacale, b) spostare le tassazioni dal lavoro ai patrimoni e alle rendite.

La quarta è l’inadeguatezza dell’opposizione  nel presentarsi come un’alternativa credibile a questo governo; sono e siamo stufi di questi balletti e continue risse. Occorre una nuova opposizione.

Questo richiede a tutti noi uno sforzo straordinario di partecipazione e idee nuove per cambiare complessivamente questa classe politica logora, vecchia, troppo compromessa e viziata e sostituirla con una   capace soprattutto di servire il paese con progetti, metodi e spirito nuovo.

 

Comunque oggi abbiamo una emergenza da affrontare immediatamente per dare un segnale forte ai mercati, un atto di coraggio da parte di deputati e senatori veramente responsabili (non alla Scilipoti) che lascino Berlusconi alle sue barzellette e ai suoi interessi per un governo di emergenza.

Ci dicono le agenzie di stampa  che Napolitano è preoccupato. Noi lo siamo con lui.

Ma forza Sig Presidente, usi la sua autorevolezza e anche la sua autorità per mettere insieme le forze migliore del paese e questa classe politica incapace per tamponare l’esistente  e salvarci da questo uragano che sta arrivando. Tolga il governo dalle mani di questo signore e lo affidi a una personalità in grado di parlare ai mercati, all’UE e al mondo. Avrà delle critiche, ma la storia e tutti noi Le saremo riconoscenti.

 

 

 

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La favola di Patata e del Celtico

26 ottobre 2011

 

C’era una volta un uomo molto ma molto ricco che giocava a dire le bugie e a rubamazzo, che si chiamava Patata.

Era talmente abile a dire fandonie che i suoi cortigiani credevano acriticamente a tutto quello che fabulava.

Viveva, nello stesso periodo, anche un altro strano personaggio che si credeva un celtico e faceva anche credere ai suoi adulatori che i fiumi erano degli dei e  venne soprannominato Celto.

I due per uno strano destino, anche per volontà del dio PO, si incontrarono e iniziarono a vagheggiare strane fantasie come quelle di distruggere il proprio paese che si chiamava, ci sembra, Italia e a togliere ai poveri per dare ai ricchi, cioè a loro stessi e ai propri cortigiani.

 La cosa strana è che giocavano ad accendere fuochi   nei boschi usando strani vestiti e cappelli con le corna e tutti i cortigiani li adoravano come degli dei.

 Nessuno si oppose  anche quelli organizzati e che potevano e che avrebbero dovuto fermarli.

Infatti questi sapevano solo dire” smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”.

 Passò tanto tempo e tutti quelli che non giocavano e non erano organizzati, ed erano la maggior parte, vennero rapinati e si impoverirono.

Alla fine come nella favola che diventa incubo, quel paese di nome Italia si incendiò e venne distrutto.

 Il fuoco distrusse tutto quello che trovò e divenne talmente grande l’incendio che distrusse un insieme di paesi che si chiamava Europa.

 I cortigiani ringraziarono i due eroi.

Quelli che avrebbero dovuto fermare i due, si dice che si presero per mano e continuarono a dire “smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”,senza fare nulla per bloccare l’incendio.


Anche noi ci sentiamo umiliati a causa di B&company. Ma che c’entriamo?

23 ottobre 2011

C’è poco da ridere ma molto da piangere.

Piangere per come ci considerano in Europa e nel mondo, per colpa principalmente di questo B e della sua corte.

In pillole.

La BCE, quindi l’Europa, ci presta i soldi, anzi ci compra i nostri titoli,  per non sprofondare di fronte a un attacco di sfiducia dei mercati, dopo aver ottenuto impegni di riforme e di cambiamenti che B e company hanno sottoscritto.

Non si erano fidati (Francia, Germania e BCE) delle parole di B, ma hanno richiesto degli impegni scritti.

A proposito quando B si impegnava aveva dormito poco dopo una di quelle notti che l’hanno reso famoso nel mondo?

Non solo le parole ma anche gli impegni scritti sono stati disattesi da questo sig B.

Cosa penseremmo noi di un sig a cui corriamo in aiuto con tanti euro e lui non rispetta nessun patto?

A noi ci fa rabbia questo atteggiamento dei “potenti” d’Europa, questi sorrisini  sarcastici e questi comandi a distanza che ci impongono, come italiani, politiche e decisioni che come popolo sovrano dovremmo prendere noi.

Sono lontani i tempi di Prodi che era a capo della commissione Europea e, quindi,  a capo dell’Europa.

Quello che è ingiusto è che noi italiani, tutti noi, a causa di questa classe politica incapace siamo diventati ridicoli e irrisi.

Ma il sarcasmo serve a poco.

Quello che serve è ragionare seriamente per cercare di trovare le soluzioni per uscire da questa soluzione.

Noi tutti abbiamo chiaro di avere un presidente del consiglio impresentabile e inaffidabile e una sua corte che ha come unica preoccupazione quella di coprire le bugie e le malefatte di questo sig B e l’incapacità propositiva di questo governo.

La cosa più grave è che siamo anche consapevoli di avere un’opposizione non in grado di proporsi per sostituire questa maggioranza perché divisa, collusa con questa e vecchia nelle idee e nella classe dirigente.

E’ un sistema maggioranza/opposizione che si giustifica l’uno con l’altra. Cadendo uno cade l’altro

E allora cosa fare?

Occorre creare le condizioni per dare al nostro paese una nuova classe politica in grado di risollevare le sorti del nostro paese, presentarci a testa alta e riacquistare l’orgoglio di essere italiani che prima B e poi l’opposizione ci ha fatto perdere.

Occorre lanciare idee e proposte nuove e non solo piangere su noi stessi.

 Il nostro sito si impegnerà in questa direzione.

Infine una parolina per questo sig Sarkozy. Lo invitiamo a impegnarsi per fugare i dubbi dei mercati sull’indebitamento della Francia e delle sue banche.

Se noi avessimo un governo serio e non giullare potremmo noi dire alla Francia quello che dovrebbe fare per risollevare la sua situazione e non far fallire l’Euro e l’Europa.


AAA! PROPOSTA DI COSTRUZIONE DI ABITAZIONE SEMPRE ILLUMINATA NEL CORTILE DI UNA CENTRALE NUCLEARE

9 giugno 2011

Una proposta per tutti questi nuclearisti convinti e lungimiranti.

Per un attimo chiudete gli occhi e immaginate di avere una centrale nucleare a pochi metri dalla vostra casa.

Immaginiamo quanto vi sentirete sereni, rassicurati e felici!
Penserete che non vi succederà mai nulla, che nessuna radiazione vi contaminerà, che nessun terremoto scuoterà le mura possenti della vostra gigantesca vicina e che nessun liquido o gas contaminato vi verrà a farvi visita.

Avrete sempre la casa illuminata.

Penserete che i vostri figli potranno vivere sicuri e che voi avete fatto tutto quanto necessario per dare a loro un futuro brillante e tranquillo e forse scintillante!.

Un’altra domanda alternativa vogliamo porvi: voi che domenica non andrete a votare o votate no! non pensate che adottare tecnologie obsolete e che l’adozioni di programmi e investimenti su tecnologie pulite, rinnovabili e carichi di futuro sia più lungimirante?

E’ vero che stiamo rubando ai nostri figli il futuro non investendo sulla ricerca, l’innovazione e tutto quello che creerà futuro, ma adesso fermiamoci e fermiamo questo tentativo sul nucleare andando a votare.

Ripartiamo con programmi e proposte serie.

Troppi sapientoni e politicanti ci dicono che non possiamo fare a meno del nucleare di terza generazione, allora invitiamo questi signori a edificare una casa dentro una centrale nucleare o nelle immediate vicinanze.

Non lo faranno perché sperano che le centrali vengano costruite vicino alle nostre.


Materializzazione degli incubi: da Berlusconi a Montezemolo

1 aprile 2011

Gli incubi, anche i peggiori, si materializzano. Qualcuno, assistendo al declino di Berlusconi, immaginava per l’Italia magnifiche sorti e progressive, una rinascita nazionale, una svolta etica, economica, culturale e sociale, una specie età dell’oro di ritorno… Ma i sogni, spesso, muoiono prima dell’alba e al risveglio si materializzano incubi reali. Questa sera, a Che tempo che fa, abbiamo assistito alla “discesa in campo” di Luca Cordero di Montezemolo con un comizio pieno di luoghi comuni elencati a mo’ di cahiers de doléances, con propositi e messaggi indirizzati ai più giovani, con una critica spietata nei confronti di S.M. il Cavaliere, con etichette da marketing (l’epoca berlusconiana è stata definita cinepanettone) che sicuramente i lacchè della stampa riprenderanno, in base al principio d’autorità, per ridefinire l’epoca che va a tramontare (forse) per proporsi come il paladino del new deal italiano, del nuovo che avanza, del rivoluzionario di concetto, l’angelo che scende nell’agone politico per sacrificarsi contro il Male, forte del suo virgineo passato, delle sue imprese o intraprese imprenditoriali e multinazionali. Abbiamo l’Uomo nuovo non ancora unto del Signore ma patron della Ferrari. Una novità politica che dovrebbe far drizzare tutti i peli del corpo di chiunque abbia un briciolo di raziocinio. Abbiamo sperimentato il modello Fininvest-Mediaset ed abbiamo raggiunto in tre lustri livelli di impoverimento e degrado morale mai conosciuti in Italia prima del fascismo, dobbiamo pure provare il modello Fiat ristuccato in rosso-Ferrari, quello per intenderci che ha fatto coniare l’espressione: privatizzazione degli utili e socializzazione dei debiti? Un populista non c’è bastato? Ne cerchiamo un altro dal doppio cognome? Abbiamo bisogno di un Giano bifronte per sconfiggere un Cavaliere disarcionato? Dopo il Cavaliere dalla triste figura che sbraitava Forza Italia ne serve uno che chiude i discorsi con Viva l’Italia e non dimentica di ricordarci che è il Presidente di Telethon e di quanto si commuova di fronte alla sofferenza? Non è etico – ho sempre saputo – suscitare slanci emotivi, lo è promuovere politiche serie per evitare che qualcuno abbia bisogno dell’elemosina. E questo chiunque fa politica o si appresta a farla dovrebbe affermarlo a voce alta…

Ripropongo quando postato il 21 novembre 2010, dopo l’intervista concessa dal signore in questione a Fabio Fazio. Gli incubi avanzano… adesso parla piuttosto apertamente di discesa in campo. Allucinazione… o cos’altro?


Lampedusa, da dramma a spot elettorale della Lega

28 marzo 2011

 

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Spiaggia dei conigli

A chi giovano le immagini di Lampedusa? Chi ha permesso che un tale sovraffollamento si verificasse nell’isola più prossima all’Africa? È tutto dovuto alla casualità oppure c’è un piano per mostrare l’assedio di un’isola e di una nazione? Viviamo in un mondo in cui la realtà esiste solo quando viene ritrasmessa dal mezzo televisivo e questo mezzo finisce per veicolare solo immagini unite per montaggio, fiction anche quando riguarda notizie reali, finzione e strumentalizzazione di un brandello di realtà per ottenere un effetto “altro” dall’informare. La logica è antica: nella mia infanzia sentivo vecchi supportare i propri racconti facendo riferimento al principio di autorità: “L’ha detto il comunicato” (il lessico era ancora quello del fascismo e del periodo bellico, ma il senso era evidente: è vero perché l’ha riportato la radio, e la radio, per antonomasia, era la bocca della verità, al pari del prete e del Vangelo). Ora i tempi sono cambiati, le vecchie radio Geloso hanno lasciato il posto a schermi invadenti, ad un’inflazione di immagini ma il rapporto tra superiore (mezzo televisivo) e inferiore (telespettatore) è rimasto invariato, anzi si è maggiormente rinsaldato, al punto di vedere nel medium il deus ex machina, il Moloch che dà dignità di vita e di esistenza. Esiste solo ciò che viene trasmesso, che ha dignità di teletrasmissione. Il resto è anonimo, non accade, non è comunque interessante, non è degno di essere nominato. Abbiamo quindi il dramma giapponese che è dramma fin quando i telegiornali gli dedicano l’apertura, è meno dramma o addirittura non più dramma quando passa a fine telegiornale o quando non è più degno di un servizio. Poco importa se il dramma vero si stia consumando in un nocciolo di una centrale nucleare con possibili conseguenze catastrofiche per milioni di persone. Il nuovo dramma è la Libia (ne conosciamo il dittatore, l’abbiamo visto ricevere il baciamano nientepopodimenno che dal nostro miliardario ridens, quindi esiste ed è probabilmente meno sanguinario di quello che si dice se è tenuto in tanto rispetto dal nostro Cavaliere) e nel dramma della Libia c’è lo sbarco, addirittura l’assedio, di qualche migliaio di profughi tunisini (libici comunque per i media). Tenere a Lampedusa questi profughi è un vero dramma costruito. Mostrarli esasperati, ammassati come animali che reclamano dignità, magari in preda a scatti di rabbia non fa altro che accrescere le paure artatamente create da un partito politico, la Lega, che ha creato la sua forza in una dissennata campagna contro coloro che vengono da altri paesi, più o meno europei che siano.

Ogni immagine dal carnaio di Lampedusa funge da spot elettorale per la Lega: è la palese dimostrazione che si vuol creare il problema per poi far passare l’idea che il paese sia preso d’assalto da milioni di africani che minacciano il nostro decrescente benessere. La realtà è il dramma, la rappresentazione del dramma è propaganda, la propaganda è il sangue che rivitalizza un esecutivo anemico che va avanti a forza di nuovi arrivi (questi sì deplorevoli) e di leggi che poco hanno a che fare con il bene comune del paese. Ma che potenza è l’Italia se è messa in ginocchio da chi vuol creare il problema per poi aizzare la gente contro il problema?

 


FIAT voluntas tua (lettera aperta al SuvComandante Marchionne)

25 marzo 2011

Caro, sarei tentato di dire carissimo SuvComandante Marchionne, ti scrive un figlio che frequenta la millesima classe delle elementari, che ha studiato sui libri come uno schiavo può essere libero, come nella schiavitù può esserci un masochistico piacere. Ho guardato con il cuore lacerato come gli operai lasciati soli da chi in teoria dovrebbe rappresentarli (sindacati, politici tutti) abbiano cercato di tener dritta la schiena e la fronte e li ho visti cedere di fronte al ricatto e alle promesse, pensando ai figli, alle mogli, alle rate dei mutui delle case della periferia. Una sconfitta alla quale hanno contribuito gli impiegati (coloro che non sanno che per sentito dire cosa sia la catena di montaggio), i sindacati che usavano la parola SUV come i preti usano la parola vita eterna. Ora, dopo che da più parti si temeva una vera e propria debacle del mondo del lavoro italiano, un’agenzia tedesca batte la notizia che la sede della Fiat o della Fiat Chrysler non sarà a Torino ma a oltreoceano. Fossimo stati la Germania avremmo chiesto ragione del suo comportamento, delle sue strategie, ma siamo in Italia in cui è nota la sudditanza al Potere economico quindi non possiamo far altro che dire: Fiat voluntas tua. Ma questa locuzione, tratta da Vangelo secondo Matteo (sia fatta la tua volontà), se da una parte indica un fatalismo e una rassegnazione, dall’altra la pone in una posizione che dovrebbe farle venire i brividi: un piccolo dio che gestisce un potere che non è nelle sue mani.

Scriveva Pasolini, nella sua Preghiera su commissione, parlando di un uomo praticamente inoffensivo: “Era povero ma non era risparmiatore./ Era puro come un angelo ma non era perbene. / Era infelice e sfruttato ma non aveva speranza. / I’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani; / non solo, ma senza il domani, la coscienza non avrebbe giustificazioni”.