La favola di Patata e del Celtico

26 ottobre 2011

 

C’era una volta un uomo molto ma molto ricco che giocava a dire le bugie e a rubamazzo, che si chiamava Patata.

Era talmente abile a dire fandonie che i suoi cortigiani credevano acriticamente a tutto quello che fabulava.

Viveva, nello stesso periodo, anche un altro strano personaggio che si credeva un celtico e faceva anche credere ai suoi adulatori che i fiumi erano degli dei e  venne soprannominato Celto.

I due per uno strano destino, anche per volontà del dio PO, si incontrarono e iniziarono a vagheggiare strane fantasie come quelle di distruggere il proprio paese che si chiamava, ci sembra, Italia e a togliere ai poveri per dare ai ricchi, cioè a loro stessi e ai propri cortigiani.

 La cosa strana è che giocavano ad accendere fuochi   nei boschi usando strani vestiti e cappelli con le corna e tutti i cortigiani li adoravano come degli dei.

 Nessuno si oppose  anche quelli organizzati e che potevano e che avrebbero dovuto fermarli.

Infatti questi sapevano solo dire” smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”.

 Passò tanto tempo e tutti quelli che non giocavano e non erano organizzati, ed erano la maggior parte, vennero rapinati e si impoverirono.

Alla fine come nella favola che diventa incubo, quel paese di nome Italia si incendiò e venne distrutto.

 Il fuoco distrusse tutto quello che trovò e divenne talmente grande l’incendio che distrusse un insieme di paesi che si chiamava Europa.

 I cortigiani ringraziarono i due eroi.

Quelli che avrebbero dovuto fermare i due, si dice che si presero per mano e continuarono a dire “smettete di giocare” o “vogliamo giocare anche noi”,senza fare nulla per bloccare l’incendio.


Ancora malignità di Fini contro Berlusconi. Come può solo pensare che Berlusconi usi il potere finanziario per convincere i tormentati parlamentari del Fli?

17 febbraio 2011

“Per l’ennesima volta leggiamo con sconcerto giudizi e insinuazioni sulla libera determinazione di membri del parlamento che il presidente della camera non dovrebbe permettersi per alcuna ragione” dice Gaetano Quagliariello, stando al sito di Repubblica. Le parole indignate dell’ex-vice segretario nazionale del Partito Radicale sono a commento dell’uscita di Gianfranco Fini che sul Secolo d’Italia avanza l’ipotesi che il fuggifuggi dal Fli possa essere provocato dalle “tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente”.

Bisogna stigmatizzare le parole di Fini: come si permette di insinuare queste cose? Crede forse che una persona dello spessore morale di Berlusconi possa utilizzare tali bassezze? Ma lo sa chi è Berlusconi? È quell’omino che avrà avuto alle dipendenze un mafioso-eroe come Mangano, sarà stato anche l’utilizzatore finale di una o più fordescort, avrà anche organizzato festicciole allegre nelle sue dimore, ma mai, sottolineiamo mai si è permesso di incentivare e incoraggiare il passaggio di un deputato da uno schieramento all’altro dietro un corrispettivo in denaro o in altri benefit. Sappiamo – a quel che si legge dalle intercettazioni – che Berlusconi è molto generoso con chi ha bisogno (basti pensare alle ragazze povere che ha salvato da destini elargendo svariate migliaia di euro) ma non ha mai abusato della sua posizione economica per alterare alcunché. E chi lo afferma è un qualunquista con tendenze bolsceviche e venature di invidia congenita accompagnata ad una stitichezza cronica. E, per dirla in latino, stercorem pro cerebro habet.

Fini non vuol prendere atto che chi si allontana da lui lo fa perché tormentato nella coscienza, perché vuole responsabilmente dare un governo serio all’Italia, guidato da persone trasparenti ed eticamente inattaccabili, perché vogliono essere guidati da un uomo che ha sacri i valori della famiglia, della legge e della morale.

Del resto, lo stesso Paolo Guzzanti, a cui si deve il conio del temine mignottocrazia (letteralmente potere delle figlie di madre ignote, o più delicatamente, potere delle escort cabriolet ford) dichiara di volere entrare a far parte del gruppo dei Responsabili (di cosa?) e lo fa dalle pagine del suo blog: “Primo obiettivo, evitare le elezioni anticipate in assenza di un anti-Berlusconi in grado di vincere per la rivoluzione liberale di cui ha bisogno il Paese. Non faccio sconti a nessuno, meno che mai al presidente del Consiglio e confermo tutto, anzi rincaro la dose su mignottocrazia, putinismo, devastazione della democrazia parlamentare, schifo per la legge elettorale che deve essere cambiata”.


Care opposizioni, basta timidezze e sotterfugi, dimettetevi da parlamentari e andiamo subito al voto

15 febbraio 2011

 

Photographer: Richardfabi

Il processo Cavaliere de noantri inizierà il 6 aprile. Le imputazioni sono concussione e prostituzione minorile. La Quarta sezione penale è composta da tre donne: Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsola De Cristofaro. L’entourage del Primo Ministro cerca di fare cerchio e respingere tutti gli attacchi che arrivano dalla politica italiana, dalla stampa nazionale ed internazionale. I soliti mantra che hanno accompagnato queste settimane risuonano dagli schermi televisivi, risaltano sulle pagine dei quotidiani amici e filogovernativi (“È in gioco la sovranità del Parlamento”, “È giustizia ad orologeria”, “L’attacco della magistratura”, “Vogliono far fuori il Cavaliere”, “È o no persecuzione giudiziaria?”, “Attacco alla sovranità popolare”, “L’accanimento non indebolirà il governo”, “Berlusconi ha la fiducia del Parlamento”, “Uso politico della Giustizia”, ecc ecc). Nulla di nuovo sotto il sole sembra dunque profilarsi. L’opposizione con la timidezza degli spaventati chiede le dimissioni, qualcuno a bassa voce azzarda la parola “Voto”. Ma subito, dall’aggrottamento delle sopracciglia, si capisce che era una battuta. È il solito stucchevole teatrino che accompagna la politica (possiamo ancora chiamarla così?) italiana (possiamo ancora usarlo l’aggettivo?), con trovate furbette: Bersani che propone alla Lega di fare il federalismo insieme. Bersani, ci dica, non era una legge inaccettabile quella sul federalismo fiscale? Se la promuovete insieme con Bossi diventa un imprescindibile atto legislativo? Siamo seri, per favore! Serve per fare politica avere il coraggio di prendere decisioni vere e smetterla con la logica del tiriamo a campare. Serve in questo momento un atto di orgoglio di tutti coloro che ritengono che Berlusconi non possa più rappresentare il paese né in patria né all’estero. Bersani, Di Pietro, Casini, Fini fate vedere che la vostra indignazione non è solo di facciata. Dimettetevi da parlamentari, lasciatelo solo con i suoi seguaci. Dimostrate al paese che siete davvero un’alternativa a Berlusconi e alla Lega e non solo un gruppo composito che si sfoltisce ad ogni votazione parlamentare e si strema nel chiedere dimissioni che non verranno mai. Molti sussurrano: “Vedrete che sarà Bossi a staccare la spina” come se non sapessero che Bossi finché vede salire i consensi nei sondaggi se ne guarda bene dallo staccare alcunché. Più consensi perde il Cavaliere, più ne acquista l’uomo della Lega.


Dimettetevi tutti, maggioranza e opposizione, e promettete di ritirarvi a vita privata: è il solo grande servigio che potete rendere al paese

23 gennaio 2011

Non manca d’ironia il ministro Alfano quando afferma «Il mio auspicio è che da domani si ricominci a parlare dei temi di cui il governo si occupa» (Messaggero, 23/01/11), ovvero? Legittimo impedimento, immunità per le alte cariche dello stato, depenalizzare il falso in bilancio, riforma della giustizia, ecc; tutte cose che riguardano i cittadini che stanno in cassa integrazione, che faticano ad arrivare a fine mese, che stentano a capire in che paese sono finiti ma che ritengono inderogabile l’immunità per le alte cariche dello stato e il legittimo impedimento, molto più di una politica economica che eviti una terzomondizzazione del lavoro e del salario.

All’angelico Alfano fa eco il ministro Maroni. «Sosteniamo lealmente la maggioranza di cui facciamo parte, ma dopo l’abbuffata di culi e tette nel caso Ruby vogliamo tornare alle cose che interessano i cittadini: chiediamo a tutti, maggioranza e opposizione, di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di tornare ad occuparci a tempo pieno di quello per cui siamo stati eletti, affrontare i problemi e risolverli»(Messaggero, 23/01/11), cioè? Legittimo impedimento, immunità per le alte cariche dello stato, depenalizzare il falso in bilancio, riforma della giustizia, ecc.

L’improvvisa moderazione di Alfano e Maroni è quanto meno sospetta. La tecnica è sempre la stessa: dopo aver fatto abbaiare per giorni improbabili difensori della vittima (Berlusconi – per chi si fosse distratto -, noto per il suo irreprensibile comportamento, per la morigeratezza dei costumi e per il rigore morale dei commensali e dei dopo commensali) arriva il messaggio pacificatore (della serie: ci avete offeso ma siamo pronti a ricominciare come se nulla fosse). Tecnica che funziona da troppo, complice una opposizione incapace del ruolo, capace solo di dire: “Ma ragazzi!” “Ma scherziamo”, “Si dimetta”, “Si rimetta”, “Bisogna parlare dei problemi del paese”.

Altro battibecco della giornata. Fini a Berlusconi: “Deve dimettersi”, Pdl a Fini: “Si dimetta lui”. Soluzione: dimettetevi tutti, maggioranza e opposizione, e promettete di ritirarvi a vita privata: è il solo grande servigio che potete rendere al paese.


Parola di Bersani: avanti a Destra!

18 dicembre 2010

Chi dice che il PD sta fermo ad aspettare gli eventi e che Bersani non abbia idee vincenti, evidentemente, è digiuno di politica. Bersani ha già partorito idee rivoluzionarie ed altre ne sta elaborando.

Basta con i piagnistei degli operai, dei disoccupati, dei precari. Il PD deve darsi un look moderno.

Allearsi con Vendola e Di Pietro? Ma scherziamo!? Svolgere le primarie di coalizione? Ma scherziamo!?

Bisogna unirsi a Fini, Casini, Rutelli, la Binetti e Bocchino trasformando così il secondo polo in terzo polo. Berlusconi farà la campagna elettorale contro il secondo polo ignorando il terzo che lo supererà in dirittura d’arrivo. Strategia degna di Alberto Giubilo. Per la scelta del leader va benissimo Montezemolo, ma anche (per tenersi buono Veltroni) Marchionne o Calearo o Scilipoti (l’opposizione non può fare a meno del suo rigore morale e ideale). Gli operai non capirebbero? “Chi sono gli operai per dover condizionare e pregiudicare il radioso futuro del PD?