Ecco i commenti dei nostri amici stranieri:”Berlusconi si deve dimettere immediatamente

27 ottobre 2011

 

L’articolo del Time che fa seguito a quello del Financial Times di qualche giorno fa non è stato ispirato da Bersani.

 

I nostri partner stranieri hanno la concreta paura che l’incapacità dei nostri governanti e la crisi economica e finanziaria dell’Italia possa seriamente contagiare e distruggere l’Europa e l’intera economia occidentale.

 

Per fortuna che ci saranno quei comunisti dei cinesi che metteranno denaro fresco nelle nostre casse e compreranno il nostro debito!

 

Il Time di Londra non usa mezzi termini nel suo editoriale di prima pagina contro il presidente del consiglio italiano:” l’Europa è nauseata da questo clownesco primo ministro la cui noncuranza, irresponsabilità e codardia politica ha tanto esacerbato la crisi attuale”.

 

“L’Italia farebbe bene a disfarsi di Berlusconi”, comincia l’editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale. “Non sono semplicemente delle sue avventure sessuali, dell’ombra della corruzione e della volgarità dei suoi commenti machisti, ad aver fatto perdere la pazienza ai suoi compratioti. E’ la sua totale incapacità, dopo un totale di otto anni al potere, di riformare il corpo politico e mantenere le promesse. La sua incapacità di governare la terza maggiore economia d’Europa ha distrutto la sua credibilità politica e ora pone una minaccia esistenziale a tutti i partner dell’Italia nell’erozona”

 

Il Times ricorda i sorrisini di scherno scambiati tra la Merkel e Sarkozy al summit della UE a proposito dell’impegno di Berlusconi per rimettere in ordine il suo paese: “Quegli sguardi dicono tutto. L’Europa non ne può più di questo pagliaccesco primo ministro, la cui irresponsabilità e codardia politica hanno aggravato l’attuale crisi”. L’italia, prosegue l’articolo, è oggi di conseguenza “sull’orlo del disastro finanziario, e se l’Italia non può essere salvata, non ci sarà salvezza nemmeno per l’euro.”

 

L’editoriale afferma che, senza l’accordo dell’ultimo minuto con Bossi, Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere, il presidente Napoletano avrebbe potuto assegnare un incarico a un governo tecnico ad interim in grado di approvare le urgenti misure necessarie all’Italia e all’Europa. Ma il compromesso tra Berlusconi e Bossi è la “soluzione peggiore”, continua il Times, perché la BCE, senza un calendario di riforme di austerità, non potrà acquistare i titoli di stato italiano nella quantità necessaria a evitare una bancarotta a causa del debito. E gli italiani perderanno tempo con una elezione anticipata senza avere prima risolto i problemi più gravi.

 

E infine…  “ il miglior servizio che il primo ministro italiano potrebbe rendere adesso al proprio paese è dimettersi immediatamente.”

 

Questo è l’articolo.

 

Ma quello che i nostri partner stranieri non riescono a capire è che il sig B non può dare le dimissioni perché prima deve sistemare con leggine ad hoc le sue questioni con la giustizia e la questione della eredità

 

Infine i nostri amici hanno visto che l’opposizione in Italia è composta da partiti costituiti da altrettanti partitini interni (leggi correnti) che sono divisi su tutto e non godono la fiducia degli Italiani?

 

Allora occorre che la maggioranza silenziosa degli italiani che non appartiene a questa casta politica inizino a mettere il cervello e la faccia per salvare la situazione e creare un futuro a questo grande popolo europeo e alle nuove generazioni.

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Non minacciate di uscire dall’Europa, potrebbero prenderci alla lettera ed aprire la porta e richiuderla subito per evitare ripensamenti: fuori troveremmo la vecchia liretta ad attenderci e mille fiere pronte a sbranarci!

11 aprile 2011

 

Autore: Hayden120 and NuclearVacuum

Conoscevo un signore, dall’aria sostenuta, sempre vestito a puntino, con un eloquio da politico passato attraverso i marosi della vita, che minacciava sempre di presentare le dimissioni. Naturalmente se ne guardava bene dal farlo, conscio com’era della propria nullità e del suo ininfluente peso decisionale. Era un modo per millantare al bar e in altri consessi chissà quali aderenze e superiori visioni politiche e intellettuali. Un giorno, messo alle strette da una trappola in cui si era cacciato da solo, estrasse dalla tasca del mongomeri le tante ventilate dimissioni. Sudava freddo nel consegnarle nelle mani del presidente dell’Assemblea. Per un interminabile minuto, preda di sudori freddi e di un pallore inumano, sperò che qualcuno si alzasse e lo invitasse per spirito corporativo a ritirare la sudata carta. Fu un minuto di silenzio angosciante rotto alla fine dal Presidente che prendeva atto delle dimissioni e invitava l’Assemblea ad accettarle. Il poveretto era ormai preda di una crisi esistenziale che lo ridusse in pochi istanti a ex (ex-politico, ex-primadonnicciola, ex-dimissionante) quando l’Assemblea all’unanimità accolse le sue dimissioni e subito passò alla discussione di argomenti più importanti. Il pover’uomo uscì dall’Assemblea senza nemmeno una pacca sulla spalla, un ringraziamento di rito, e si allontanò nella notte con un tic alla spalla destra che faceva risaltare la sua figura comica in gesti più accentuati del solito.

Mi è tornato alla mente questo episodio sentendo parlare della minaccia di uscita dall’Europa ventilata da alcuni nostri politici. Siamo sicuri che a tedeschi e francesi si straccerebbero le vesti per la nostra eventuale uscita? Siamo sicuri che qualcuno cercherà di trattenerci? Siamo inoltre sicuri che un’eventuale ritorno alla nostra liretta non aprirebbe speculazioni internazionali capaci di annientarci in poche settimane? Il rischio di vedere accettata di buon grado l’uscita dell’Italia dall’UE è altissimo. Ne hanno coscienza i nostri sedicenti governanti?


Mentre i politici italiani non intendevano disturbare o interferire negli affari di Gheddafia (questa è stata Libia per quarant’anni), il macellaio di Sirte bombardava i suoi sudditi, bollandoli come ratti e drogati

23 febbraio 2011

 

Author James (Jim) Gordon from Manhattan, New York City, USA

Mentre i politici italiani non intendevano disturbare o interferire negli affari di Gheddafi, mentre altri ritenevano il rais garante della stabilità nell’area che si doveva salvaguardare a tutti i costi, il macellaio di Sirte bombardava i suoi sudditi, bollandoli come “ratti e drogati”, che manifestavano contro il regime, assoldava mercenari per diffondere il terrore e soffocare nel sangue la parola “libertà” insieme a chi la pronunciava. Guai a parlare di intervento! Gli esportatori di democrazia in Iraq sbavavano che la “democrazia non si esporta” seguendo alla lettera il principio di contraddizione che ha finito per sostituire l’obsoleto principio “di non contraddizione”, altri erano preoccupati per gli eventuali sbarchi di uomini in fuga (clandestini, secondo il Nuovo dizionario della lingua transpadano-italica) e chiedevano smistamenti in altri paesi europei in nome di un europeismo sempre insultato con pensieri, parole, opere e omissioni, l’Europa ha mostrato una prontezza e un’unità nel non muoversi da commuovere e spingere al mea culpa gli euroscettici. Intanto 10.000 (diecimila!) persone venivano massacrate e 50.000 mila ferite per ordine dell’amico degno di baciamano e di pubblici elogi.

Dopo gli sbarchi temuti, ciò che più preoccupa i nostri politici è l’eventuale creazione di un governo di fondamentalisti islamici. È strano che così fini strateghi e conoscitori della geopolitica non abbiano in alcun modo percepito che le cose per il macellaio Gheddafi si stessero mettendo male. Dov’erano i nostri servizi segreti? Gli italiani in Libia non avevano avvertito nulla? Qualcuno li aveva mai sentiti? Possibile che politici così accorti non abbiano visitato altro che la tenda del beduino assassino? Possibile che così strenui esportatori della democrazia non abbiano incoraggiato ed aiutato chi voleva ribellarsi al governo tirannico e sanguinoso? Con quale credibilità ora l’Italia e l’Europa potranno indirizzare verso la democrazia il post-Gheddafi? Quale democrazia? Quella europea che coccola e sostiene i dittatori sanguinari se possono essere economicamente utili, tranne poi, una volta caduti, biasimarli, additarli al pubblico ludibrio? La credibilità per un politico e per una politica democratica dovrebbe essere il primo obiettivo, sempre, anche quando si è costretti a trattare con dittatori. Non si può essere amico dell’assassino e solidale coll’assassinato. Almeno secondo logica, se esiste ancora.