Agenda del Gran Difformatore: riscrivere la Bassanini, introdurre nuovi dicasteri: ministero del fico fiorone, ministero degli tsunami…

Giornataccia per il Gran Difformatore. Prima se la prende con Napolitano che non accetta una pletora di ministri, sottosegretari e affini: «Mai una volta che Napolitano mi dia una mano. Chi se la prende la responsabilità se salta tutto in aria?» – come se fosse di Napolitano il compito di tenere in piedi una compagine governativa alquanto squinternata –, poi il malumore dei Responsabili (di che?), di Romano che si è visto sfuggire il ministero dell’agricoltura ai piedi del colle (che ne sa Romano di agricoltura?), quindi il saggio avvertimento dell’onorevole Scilipoti (uomo coerente con le sue idee e nient’affatto interessato alle poltrone): «prima bisogna definire un progetto politico un programma da sottoporre al governo che dia dignità politica alla terza gamba. Poi si parla di organigramma». Adesso per accontentare i Responsabili, che hanno così a cuore le sorti del paese, dovrebbe riscrivere la legge Bassanini e magari reintrodurre una decina di ministeri (questi i più quotati: il ministero del fico fiorone, il ministero degli tsunami, il ministero del piove governo ladro, il ministero per i festeggiamenti del 200 anniversario dell’unità nazionale, il ministero per le colonie, il ministero per l’introduzione del sushi nell’alimentazione italiana; il ministero per i rapporti con la criminalità organizzata, il ministero alle varie ed eventuali, ecc.) e un centinaio di sottosegretariati con deleghe inderogabili (riforma delle linee dei campi di calcio, difesa degli gnomi da giardino, riforma del vocabolario della lingua padano italiota, ecc). Non soddisfatto delle tante grane ha dovuto subire contestazioni a Roma durante i festeggiamenti per il 150° anniversario italiano ai quali ha risposto: «Vado avanti, rimango per difendermi» (ecco perché tanto accanimento con gli italiani) e poi «Vado avanti, certo. Non lascio il paese in mano ai comunisti» (è l’unico rimasto in Italia a credere all’esistenza dei comunisti). Per giunta il fido Umberto Bossi, a chi gli chiedeva cosa pensasse dei fischi indirizzati al suo Primo Ministro, l’ha caldamente difeso con un perentorio: «Peggio per lui». Solo Calderoli ha invece ribaltato quanto avvenuto: «In chiesa secondo me era il più applaudito».

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