La tragedia di un paese ridicolo

 

Giorgio Sommer (1834–1914)

Uno stato come l’Italia, ormai in crisi da un trentennio, senza più identità (se mai ne ha avuta una), in cui la furbizia prevale sull’intelligenza e sul merito in base a criteri che sono garanzia di recessione culturale ed economica, è finito per ridere di sé, delle proprie malefatte, delle proprie infingardaggini, delle proprie associazioni mafiose. Di fronte alla palese impotenza nel contrastare il crimine organizzato si risponde con sorrisetti che finiscono per legittimare le peggiori associazioni delinquenziali, di fronte alla corruzione dilagante si fanno le spallucce e, nemmeno troppo velatamente, si esalta la furbizia e la scaltrezza italica. La furbizia, ed è facilmente dimostrabile, se sul breve periodo può portare qualche beneficio a pochi individui, sul medio e lungo periodo finisce per essere una vera iattura per l’intera società, in quanto finisce per far accettare de facto la prevalenza di interessi privati su quelli nazionali e statali. La furbizia cancella e irride il merito, innalza l’ignoranza denigrando le culture, falsifica la realtà storica a favore di leggende, superstizioni e pregiudizi, aizza le vittime contro capri espiatori creati ad arte, diffonde il disprezzo della bellezza, dell’ambiente, della vivibilità in nome di pseudo valori manichei che tendono a dividere il mondo in furbi e quaglioni (grosse quaglie, come diceva Guccini). Naturalmente i furbi sono coloro che aggirano le leggi, le manomettono, le calpestano e le usano contro i quaglioni. I quaglioni sono quelli a cui si dà ragione col sorrisetto di chi ha capito come si sta al mondo e che può fare a meno di studiare, sacrificarsi, impegnarsi, spendersi per gli altri, rivendicare e difendere diritti. L’idea del diritto (giuridico) per i furbi è elementare: “Tutto mi è concesso; qualora trasgredissi una legge, è palese che la legge è sbagliata e da cambiare, da rendere elastica al fine di evitare il blocco delle individuali magnifiche sorti e progressive.

Quando la furbizia diventa sistema, nulla più ha senso. Non esiste legge che non possa essere elusa, non esiste uguaglianza sostanziale, non esistono istituzioni democratiche, non esiste la libera concorrenza delle menti, esiste il familismo, il nepotismo, la mignottocrazia, la corruzione, la concussione, l’affare losco, il discredito, la palude, il fango da schizzare in ogni direzione. E in questo quadro scompare la dignità e il comportamento lazzaronesco finisce per essere simpatico, come lo diventa il turpiloquio, la bestemmia, l’insulto gratuito, il parlare per iperboli, il vantare una crassa ignoranza e difendere ogni possibile infamia che possa portare un qualche giovamento economico o di visibilità. Tutto avviene in modo rigoroso e apparentemente democratico. Un cul de sac della democrazia, una rappresentazione farsesca della realtà e un ridere macabro e senza alcun divertimento reale. Un senile sghignazzamento davanti alla morte.

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