L’Italia sta preparando un attacco all’Abissinia?

Con straordinario tempismo l’Eni, a seguito della crisi libica, ha deciso l’aumento del prezzo di listino della benzina e del gasolio di ben due centesimi (per chi si ostinasse a calcolare in lire, di ben 38,73 lire). Senza voler sottostimare l’effettivo peso della Libia nel bilancio energetico italiano e dell’Eni, questo tempismo lascia quantomeno perplessi. In Italia gli aumenti scattano con automatismi assolutamente impeccabili mentre quando il mercato mostra prezzi in discesa le riduzioni del costo dei carburanti è inverosimilmente lenta. Ricordo che, quando il mercato dei prodotti petroliferi era controllato dallo stato, bastava un aumento di 5 lire (€ 0,003) per mettere in crisi un governo, mentre ora aumenti decisamente più consistenti passano sotto silenzio o, al massimo, accompagnati da un sorrisetto sornione. Inoltre sulla benzina gravano delle accise a dir poco sorprendenti (le accise sono tributi indiretti che colpiscono singole produzioni e singoli consumi): i vari governi che si sono succeduti dal 1935 ad oggi hanno visto nella benzina un bene da tassare per poter trovare denaro immediato per risolvere o finanziare emergenze. Una specie di tassa di scopo dal carattere transitorio. Ma nulla in Italia ha maggiore durata del transitorio, al punto che emeriti linguisti hanno pensato come sinonimo per transitorio “eterno”. Nel prezzo che attualmente paghiamo al distributore sono inserite le seguenti accise:

  • 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935 (0,001 euro);
  • 14 lire per la crisi di Suez del 1956 (0,007 euro);
  • 10 lire per il disastro del Vajont del 1963 (0,005 euro);
  • 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966 (0,005 euro);
  • 10 lire per il terremoto del Belice del 1968 (0,005 euro);
  • 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976 (0,051 euro);
  • 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (0,039 euro);
  • 205 lire per la missione in Libano del 1983 (0,106 euro);
  • 22 lire per la missione in Bosnia del 1996 (0,011 euro);
  • 0,020 euro (39 lire) per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004.

(fonte Wikipedia)

Sinceramente mi sembra un po’ esagerato pagare ancora circa 18.000.000 di euro all’anno per la guerra di Abissinia (che sotto sotto ne stiano preparando un’altra?) o 126.000.000 l’anno per la crisi del canale di Suez del 1956! Mi chiedo ancora con 90.000.000 l’anno per 42 anni il Belice cosa è diventato? Un paradiso terrestre? E la missione in Libano che da 27 anni incide per 1.908.000.000 euro che scopo aveva? Quello di trasformare il paese dei cedri nell’El Dorado del Medio Oriente?

Forse sarebbe il caso che politici e petrolieri rispondessero agli elettori e ai consumatori non con i comunicati stampa ma mettendoci la faccia e ricordando ciò che in via transitoria è diventato irremovibile.

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