Il Berlusconi pensiero: il pallone è mio e giochiamo fino a quando mi pare

La situazione è tragica ma non è seria, avrebbe detto Flaiano nel vedere ciò che accade in Italia in questi giorni. Dalle dichiarazioni che gli esponenti governativi rilasciano con grande generosità, insieme a giudizi poco lusinghieri sulla magistratura, il presidente Napolitano, il Fli, il Pd, l’Udc, Vendola, Di Pietro, emerge chiaramente un principio degno di una democrazia di quart’ordine, di un paese farsesco e poco incline a seguire il principio di non contraddizione. In questo susseguirsi di dichiarazioni tutto e il contrario di tutto viene considerato vitale, fattibile, indispensabile. Ogni idea che balena in testa diventa verità da difendere fino all’estremo sacrificio, pardon, fino alla dichiarazione successiva che ribalta la precedente e che deve essere difesa sulle barricate metaforiche dell’agone politico (?). In questa grigia giornata sembra aver preso piede l’idea che deve essere il presidente del consiglio a decidere come e se andare alle urne, come e quando si devono sciogliere le Camere. Credo che nelle intenzioni del Cavaliere e dei suoi seguaci ci sia una convinzione – purtroppo per loro, non confermata dall’attuale legislazione e dalla Costituzione – che chi ha i voti possa fare ciò che vuole: porsi al di sopra delle leggi, cambiarle a seconda delle esigenze e del capriccio, attaccare ogni organo dello stato, denigrare tutti coloro che si oppongono in base alle vigenti norme, attaccare e scaricare sulle opposizioni, ridotte ed autoridottesi a cassandre inconcludenti, tutte le incapacità dell’esecutivo. Nella logica dell’attuale maggioranza, le opposizioni – attaccate, insultate, denigrate – dovrebbero collaborare fattivamente nel realizzare quanto il Capo dice e, quando non lo fanno, devono essere additate come pregiudizialmente contrarie alla figura immacolata del Capo, accusate di lesa maestà e di agire per il male del Paese.

Questa logica è infantile. È la logica del bambino che gioca solo perché è proprietario del pallone e quando le cose non vanno come lui dice, ritira il pallone e se ne torna a casa o fa smettere di giocare il più bravo dell’altra squadra per ribaltare il risultato oppure decide lui quanto dura una partita. È la logica del giocatore che è anche arbitro, proprietario del pallone e pronto a mutare le regole nel corso della partita. È rigore e se non me lo date porto via il pallone, è rigore e lo batto io, ma il portiere deve star fermo, è rigore perché il pallone è mio.

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