Rendiamo obbligatorio il doping

 

Foto di Wladyslaw Sojka

Quasi ogni giorno veniamo a conoscenza di casi di doping nello sport e resta sempre l’amaro in bocca, ci si sente presi in giro, truffati nelle emozioni che un gesto sportivo riesce a suscitare. Come porre un freno a questo fenomeno? È possibile farlo? È lecito farlo? Non ci sarà sempre qualche furbo che grazie all’astuzia e alla fortuna riuscirà a farla franca? Del resto qualcuno dell’ambiente sussurra che è doping ciò che viene rilevato dall’antidoping e tutto il resto viene considerato lecito. È una lotta impari, la chimica, la farmacologia sono sempre più frenetiche nel sintetizzare sostanze ed elaborare farmaci che come effetto collaterale, magari, migliora le prestazioni di un atleta. Che fare? Restare col dubbio che l’impresa ciclistica sia frutto dell’aiutino chimico? Che il record di atletica sia frutto di uno studio matto e disperatissimo in studio? Che la freddezza di un tiratore sia dovuta ad una specie di immobilizzazione dovuta a qualche farmaco? Che il muscolo lucido del maciste da baraccone sia frutto di chissà che combinazioni alchemiche?

Io sono giunto ad una considerazione: rendiamo obbligatorio il doping, così tutti sapremo che la competizione è alla pari, che lo spettacolo è garantito, che i record si frantumeranno con l’evoluzione della chimica, che le imprese sportive saranno all’ordine del giorno, che la stanchezza sarà un ricordo dello sport in bianco e nero. Avremo emozioni a go-go. Qualcuno potrebbe obiettare che in questo modo si può mettere in pericolo la salute dello sportivo, la corretta crescita del giovane atleta, addirittura la vita. È il rischio del mestiere. Lo stesso che quotidianamente corre il fumatore, il bevitore, il cocainomane di successo, l’operaio di certi settori (vedasi edilizia). Pensate che emozioni un 7’77 sui 100 m., un 15’00 sui 200, una scalata dello Stelvio ai 48 di media, una maratona in 60-65 minuti?

Naturalmente sulle borse degli sportivi potremmo far scrivere: “Fare sport a certi livelli nuoce gravemente alla salute” e saremmo a posto con la coscienza.

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