Perché si difende l’indifendibile?

 

Armenian viper (Vipera raddei) self-made, St Louis zoo

Armenian viper (Vipera raddei) foto di TimVickers

Nel grumo mediatico di questi giorni è facile imbattersi in siparietti televisivi imbarazzanti. Attempati signori, giornalisti di mezza età, giovani donne già ristuccate e siliconate, donne meno giovani con evidenti segni di ristrutturazione post-terremoto, intellettuali propensi di solito alla meditazione e all’elaborazione teorica, mettendo da parte ogni pudore negano ogni evidenza, millantano complotti, escono sgraziatamente da studi televisivi non dimenticandosi di lanciare accuse di mistificazione, di lesa maestà, di giustizialismo, di gossippari, di spionaggio, di violazione della privacy. Qual è il motivo che spinge a sì sperticate difese, a prese di posizione così decise e nette? L’innato senso della coerenza? La fedeltà a ideali e persone? Viste le conversazioni private emerge piuttosto un senso di diffuso disprezzo per l’oggetto della difesa, una logica predatoria più tipica delle jene che degli amici, dei sodali. L’immagine è quella di un nido di vipere sorridenti e accattivanti ma pronte a mordere alla prima distrazione. Perché allora tanta strenua difesa? Molti e molte, probabilmente, sentono che la fine del loro creatore sarà inevitabilmente anche la loro e temono di doversi al più presto trovare un lavoro (alzarsi presto, essere tartassati da capuffici e caporeparti che ti conteggiano anche i secondi che passi al cesso, percepire i fatidici e famigerati mille euro al mese o giù di lì) e scomparire per sempre dal mondo dei riflettori televisivi, dai salotti che contano, dalle boutique rinomate. Altri, consci del proprio valore, difendono a spada tratta ma mediano già e cercano di non farsi troppi nemici. Il mondo non finisce domani. Si può sempre ritornare a galla, in Italia si dimentica presto. Altri ancora sentono sulla propria testa la spada di Damocle e cercano di salvare capre e cavoli arroccandosi a difesa di un torrione che può comunque garantire vie di fuga e garanzie di poter ribaltare a proprio favore una situazione quasi disperata. Del resto lo stato ipnotico del paese invita a resistere, a negare, a contrattaccare, a far passare il tempo, ad aspettare che passi ‘a nuttata.

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